Pubblicato da CLIMBING ADDICTED venerdì 24 febbraio 2012 alle 13:05
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EL CHALTEN, Argentina — Il climber austriaco David Lama ha compiuto la prima salita in libera della Via del Compressore, al Cerro Torre. La notizia, ancora da confermare e apparsa sul sito Supertopo.com, è senza dubbio di portata straordinaria, obiettivo tentato e agognato da molti, nonché dallo stesso Lama. Tuttavia si innesta su un altro fatto di grande importanza per l’alpinismo patagonico: circa una settimana fa infatti, lo statunitense Hayden Kennedy e il canadese Jason Kruk hanno salito la stessa parete “by fair means” e scendendo hanno rotto alcuni chiodi a pressione della famosa via aperta nel 1970 da Cesare Maestri.
Lama avrebbe salito la Via del Compressore ieri 22 gennaio. Al momento in rete circolano poche informazioni, ma se tutto fosse confermato si tratterebbe senza dubbio di un grande successo per il giovane 22enne austriaco, un risultato arrivato dopo due tentativi andati male: non solo perché falliti, ma perché “incriminati” (in particolare il primo), per via di una serie di nuovi spit lasciati in parete per permettere alla troupe Red Bull di girare un film.
Nelle prossime ore verranno pubblicati certamente racconti e foto dell’impresa, intanto però non si può non collegare questa notizia a quella di una settimana fa che ha visto come protagonisti lo statunitense Hayden Kennedy e il canadese Jason Kruk. I due alpinisti infatti, il 17 gennaio avevano salito la parete sud est del Cerro Torre “by fair means” e scendendo avevano rotto alcuni chiodi a pressione della famosa Via del Compressore. La via è già di per sé molto discussa, ma ora agli storici argomenti si sommano altri motivi, di più fresco ragionamento.
Secondo quanto riferiva l’alpinista Rolando Garibotti sul sito SuperTopo, Kennedy e Kruk il 17 gennaio avrebbero compiuto una salita veloce, impiegando 13 ore dal Col della Pazienza fino alla vetta. Per salire è probabile che abbiano utilizzato 4 spit della variante aperta da Salvaterra e Mabboni nel 1999 e 1 della variante di Chris Geisler e di Kruk dell’anno scorso, oltre ad alcune soste della stessa via di Maestri. In sostanza, passando da alcune varianti, sarebbero riusciti ad evitare i chiodi a pressione della via e pertanto si parlerebbe di una salita “by fair means”.
Infine scendendo avrebbero schiodato buona parte della Via del Compressore. Proprio su questa operazione si concentrano al momento molti dubbi da parte della comunità alpinistica, che si chiede se gli alpinisti di oggi abbiamo o meno il diritto di compiere operazioni del genere su celebri vie che hanno fatto la storia dell’alpinismo.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED giovedì 26 gennaio 2012 alle 06:10
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EL CHALTEN, Patagonia – E’ tempo di grandi imprese in Patagonia. Gli americani Michael Schaefer e Kate Rutherford lo scorso febbraio hanno aperto “Washington route”, una via nuova sul versante sud del Fitz Roy. Nello stesso mese sulla montagna c’erano anche i belgi Nicolas Favresse e Sean Villanueva, che hanno salito in libera e a vista la parete Est, e gli statunitensi Whit Magro, Nate Opp, e Josh Wharton. Questi ultimi hanno invece compiuto il concatenamento di tre cime del massiccio, l’Aguja Desmochada, la Aguja de la Silla e il Cerro Fitz Roy, un itinerario che hanno chiamato “Wave effect”.
Tre team di climber, tre imprese diverse ma tutte notevoli e tutte sul Fitz Roy. Michael Schaefer e Kate Rutherford hanno salito una linea nuova sulla parete sud della montagna, con i 3.405 metri di altezza, la più alta della Patagonia. I due americani l’hanno battezzata “Washington route”, e l’hanno valutata di difficoltà VI, 5.10, A1.
Sono saliti in modo leggero, senza portare tenda e sacchi a pelo, il che li ha costretti a una progressione più lenta, dovendo perdere tempo ad asciugare i materiali. Hanno bivaccato alla base della via California, poi hanno salito una linea che sale a est di questa via, quindi hanno deviato verso destra. Sono arrivati in cima intorno alle 11 di sera, hanno bivaccato per qualche ora e con le prime luci dell’alba sono scesi in doppia dalla via Franco/Argentina.
Le vie sulla parete est del Fitz Roy (PhotoWWW.PATACLIMB.COM - Rolando Garibotti)
I belgi Nico Favresse e Sean Villanueva si sono invece concentrati sulla parete est, che hanno salito in libera e a vista. Secondo quanto riferisce il sito PataClimb, hanno trovato la parte bassa della via “El Corazon” bagnata così hanno optato per il diedro iniziale della via del Pilastro est, per poi spostarsi successivamente su “El Corazon”, di cui hanno salito i due terzi finali del percorso. “El Corazon” in totale è lunga 1.250 metri ed è stata aperta nel 1992 dallo svizzero Kaspar Ochsner e dal ceco Michal Pitelka. Deve il suo nome alla caratteristica roccia a forma di cuore situata nella parte alta del percorso.
I due climber hanno iniziato la salita alle 7 del mattino e hanno finito alle 11 del mattino del giorno dopo: ci sono volute 28 ore per completarla, scalando praticamente tutta la notte, con l’unica eccezione di una breve sosta a otto tiri dalla vetta. Favresse e Villanueva sono scesi poi in corda doppia lungo la via “Royal Flush” sullo stesso versante.
Terza grande impresa sul Fitz Roy è quella degli statunitensi Whit Magro, Nate Opp e Josh Wharton che hanno compiuto il concatenamento delle cime dell’Aguja Desmochada, della Aguja de la Silla e del Cerro Fitz Roy. I tre alpinisti sono riusciti a realizzare un sogno del climber veterano della Patagonia, Bean Bowers, che al momento sta lottando contro il cancro e al quale i tre hanno dedicato l’impresa.
The-Wave-Effect (PhotoWWW.PATACLIMB.COM - Damian IIabres)
Magro, Opp e Wharton hanno chiamato l’itinerario “Wave effect”. Ci hanno messo 4 giorni per completarlo. Nel primo hanno scalato circa un terzo dell’Aguja Desmochada nel lato sudovest del massiccio del Fitz Roy, completando la salita il giorno seguente: hanno seguito la via “El Condor” collegandosi poi alla “Golden eagle” e chiamando la variante “Brass parrot variant” (7b+). Infine sono arrivati in vetta lungo “The sound of the fury”.
Dopo un bivacco, nella terza giornata hanno aperto una nuova via all’Aguja de la Silla, battezzata “The vertical current” (600 m, 6b), quindi si sono collegati alla “Via Californiana” (690 m, 6c) della parete Sud del Cerro Fitz Roy, scalata in cinque ore nel corso del quarto e ultimo giorno.
Josh Wharton è uno degli scalatori più attivi della stagione in Patagonia. Alcune settimane fa aveva aperto infatti la via “CoDa” (7a+, A0) insieme a Neil Kauffman, proprio sull’Aguja Desmochada. Inoltre aveva anche realizzato la prima scalata in libera della “Voie des Bénitiers” (400 m, 7b) sul Cerro El Mocho.
info: HTTP://PATACLIMB.COM/
Pubblicato da Carlitos lunedì 7 marzo 2011 alle 08:00
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Il Cerro Torre è una delle più spettacolari cime del Campo de Hielo Sur; è situato in una regione contesa fra Argentina e Cile, a ovest del Cerro Chaltén (o Fitz Roy).
La vetta del Cerro Torre è considerata fra le più inaccessibili del mondo perché, qualunque via si scelga, bisogna affrontare almeno 800 metri di parete granitica, per arrivare ad una cima perennemente ricoperta da un "fungo" di ghiaccio. Inoltre le condizione climatiche e meteorologiche della regione sono particolarmente sfavorevoli.
Negli anni cinquanta vi furono diversi tentativi di salita al Cerro Torre. In particolare, nel1958 due spedizioni italo-argentine tentarono la salita contemporaneamente ed in maniera indipendente tra di loro. Una era guidata da Cesare Maestri, l'altra da Walter Bonatti eCarlo Mauri. Entrambe dovettero rinunciare all'impresa per motivi logistici. Nel 1959, Bonatti e Mauri avevano preventivato un secondo tentativo, ma abbandonarono prima ancora di partire quando seppero che un'altra spedizione italiana, sempre guidata da Maestri, era partita prima di loro
La spedizione di Cesare Maestri comprendeva anche il ghiacciatore austriaco Toni Eggere Cesarino Fava. Maestri ed Egger partirono all'assalto della vetta, mentre Fava rimase al campo per supporto. Dopo una settimana Maestri fu ritrovato in stato confusionale, e raccontò a Cesarino Fava di aver raggiunto la vetta il 31 gennaio insieme ad Egger, che era poi caduto durante la discesa portando con sé la macchina fotografica e quindi le prove del successo.
La vicenda diede vita a numerose polemiche. Molte spedizioni tentarono di ripetere l'itinerario descritto da Maestri, ma senza riuscirvi; i resoconti riportavano da un lato notevoli discrepanze tra le descrizioni di Maestri e le caratteristiche effettivamente riscontrate sulle pareti, dall'altro la mancanza di tracce riscontrate del passaggio della prima spedizione.
Maestri tornò ad affrontare il Cerro Torre nel 1970 insieme ad Ezio Alimonta, Daniele Angeli, Claudio Baldessarri, Carlo Claus e Pietro Vidi. La cordata salì per una nuova via, lungo la parete Sud-Est, portando con sé un martello compressore, con il quale Maestri attrezzò circa 350 m di parete con chiodi ad espansione; Maestri giunse fino al termine della parete rocciosa, ma non salì il fungo di ghiaccio terminale della montagna; più tardi Maestri affermò che il fungo terminale "non fa veramente parte della montagna".Durante la discesa Maestri, in un gesto di sfida, spaccò i chiodi piantati e lasciò appeso il compressore all'ultimo chiodo, cento metri sotto la cima. La via del compressore (detta anche via Maestri o Compressor route) fu ripercorsa nel 1979 dall'americano Jim Bridwellche riscontrò che i chiodi lasciati dalla spedizione del 1970 s'interrompono a 30 metri dalla cima, appunto sotto il fungo terminale.
Nel 2005 Ermanno Salvaterra, uno dei maggiori conoscitori del Torre e il primo a scalarlo d'inverno (nel luglio 1985), fino ad allora sostenitore di Maestri, ripercorse la via del '59 insieme a Rolando Garibotti e riuscì a raggiungere la cima. Non trovò tracce di un precedente passaggio e scoprì che la via segue un tragitto diverso da quello che per anni aveva descritto Maestri.
La prima ascensione indiscussa del Cerro Torre è quella compiuta il 13 gennaio 1974 da una spedizione del gruppo dei Ragni di Lecco; in quell'occasione giunsero in vetta Daniele Chiappa, Mario Conti, Casimiro Ferrari e Pino Negri
Pubblicato da Carlitos sabato 29 gennaio 2011 alle 07:30
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EL CHALTEN, Patagonia — Doerte Pietron. Questo è il nome della prima donna al mondo che ha salito due volte il Cerro Torre, due anni fa dalla via dei Ragni e pochi giorni fa dalla via del Compressore di Cesare Maestri. Compagno di cordata della Pietron, in quest’ultima performance, è stato Rolando Garibotti: insieme i due hanno salito, nel giro di 5 giorni, sia il Torre che il Fitz Roy. Abbiamo intervistato per voi questo “astro nascente” dell’alpinismo patagonico.
Le salite femminili al Torre si contano sulle dita di una mano. “Prima della Pietron – racconta Garibotti – solo Rossana Manfrini, la slovena Inez Bozic, l’americana Kathy Cosley e ancora le slovene Monika Kambic e Tania Grmonsek (in cordata feminile) sono riuscite a salirlo”.
La giovane alpinista tedesca, 29 anni, guida alpina, ha compiuto l’impresa due volte. La prima, fra l’altro, ad un anno da una grave operazione ai polmoni che rischiava di stroncarle la carriera. Ma lei non si è fermata, e oggi vive la sua passione per l’alpinismo a livelli sempre più alti.
Tra le sue numerosise salite, che spaziano dalle Alpi alla Patagonia, figurano anche due vette al Fitz Roy, il colosso patagonico di 3.375 metri: una cosa che prima di lei aveva fatto soltanto un’altra donna, Milena Gomez. “Sul Fitz si contano molte salite femminili – dice ancora Garibotti – ma solo due cordate completamente di donne: quella di Monika Kambic e Tina di Batista per la via Franco Argentina, e quella di Doerte con l’argentina Milena Gomez per la via Afanasieff sulla parete nord, lo scorso febbraio. Milena aveva fatto la Supercanaleta nel 2009″.
Abbiamo di fronte un talento, insomma, di cui probabilmente sentiremo spesso parlare. L’abbiamo intervistata per voi.
Doerte, hai scalato due volte il Cerro Torre. Perchè? Cosa significa per te?
Prima di tutto perchè è davvero una montagna bellissima, la più bella che abbia mai visto. E il panorama dalla cima, è ancora più bello. Ma non è solo questo. Salire la Ovest nel 2008 è stato qualcosa di molto speciale per me, perchè l’avevo sognato per tanto tempo e perchè un anno prima avevo sofferto di un edema polmonare che mi aveva quasi ucciso, e mi ha tolto una parte dei polmoni. La diagnosi è stata: mai più in montagna. Ma solo un anno dopo ero in cima al Cerro Torre. Ecco perchè mi piace ritornarci.
Ci sono molte donne alpiniste in Patagonia?
No, non molte. Veramente non sono molte da nessuna parte. Ho scalato solo con due altre alpiniste ed entrambe erano argentine: sono molto brave, tanto quando gli uomini. Ma per loro scalare è molto meno importante di quanto lo sia per me. Loro scalano quando hanno un’occasione, ma non vogliono costruire la loro vita sull’alpinismo, come invece voglio fare io. Forse le donne, specialmente le più giovani che amano l’alpinismo, dovrebbero avere maggior supporto perchè c’è ancora un po’ di discriminazione verso le donne guida o le donne in montagna.
Come sei diventata alpinista?
Quando avevo 17 anni mia madre mi fatto provare lo scialpinismo, pensava che mi sarebbe piaciuto e aveva ragione. Lì ho incontrato delle persone che mi hanno portato a scalare, e ho iniziato a passare tutto il mio tempo libero a scalare vicino a Heidelberg, dove sono cresciuta, e ad andare in montagna. A 22 anni sono diventata membro del team dei giovani alpinisti del German Alpine Club (DAV Expeditionskader). Lì ho trovato supporto e dopo aver finito l’università – sono laureata in fisica – ho iniziato a fare il corso guide.
Dove preferisci scalare?
Il terreno dove mi diverto di più e dove scalerei ogni giorno è la roccia, le lunghe vie di roccia con molti tiri e preferibilmente con protezioni naturali, senza chiodi. Come le lunghe vie in Dolomiti, ad esempio le Nord delle Tre Cime, le Tofane di Rozes, Cima Scotoni, Torre Trieste, Marmolada, Roda di Vael, etc.
Ma se ho voglia di avventura, allora il mio terreno preferito è quello della Patagonia, con picchi spettacolari, poche strutture (non ci sono rifugi, funivie o automobili), vie lunghissime e arrampicata di ogni genere: roccia, ghiaccio, misto. Mi piace stare fuori per diversi giorni, bivaccare sulla montagna, vivere giorni davvero “pieni”.
Sono meglio le Alpi o la Patagonia?
Non direi più uno dell’altro. E’ difficile paragonarli, perchè i posti sono molto diversi. Come dicevo prima sulle Alpi ci sono infrastrutture, bel tempo, avvicinamenti corti, informazioni facilmente individuabili e si scala tanto… è più divertente forse.
In Patagonia è un’avventura tutte le volte speciale. Bisogna selezionare il materiale attentamente, perchè ogni scalata dura giorni e bisogna essere leggeri e veloci per non essere sorpresi dal brutto tempo. Se succede qualcosa sei da sola, non ci sono elicotteri che puoi chiamare o soccorritori che ti vengono ad aiutare. La maggior parte delle vie è poco ripetuta, poco attrezzata, e la discesa è sempre difficile e lunga. Insomma in Patagonia lo sforzo è molto più grande, ma lo è anche quello che provi arrivando in vetta.
Che differenza c’è tra scalare con un uomo o con una donna?
Non so, forse con un uomo mi sento in dovere di provare che sono capace quanto lui di scalare, quindi mi sento più sotto pressione. Ma dipende molto da chi è il compagno di cordata, e potrebbe accadere lo stesso anche con una donna. Ho scalato solo con due donne fino ad ora ed è andata molto bene: non c’era competizione, niente di simile. Ma non trovo una differenza in generale. A parte il fatto che se scali con altre donne è sempre una “grande notizia” qualsiasi cosa tu scali.
Le tue scalate future?
Spero che ce ne saranno molte! Ho molti progetti qui, ma sceglierò in base alle condizioni e non mi piace annunciarli in anticipo, perchè questo mi fa sentire sotto pressione.
Pubblicato da Carlitos martedì 30 novembre 2010 alle 02:13
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Pubblicato da Carlitos mercoledì 24 febbraio 2010 alle 01:50
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Pubblicato da Carlitos mercoledì 3 febbraio 2010 alle 01:50
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Pubblicato da Carlitos martedì 12 gennaio 2010 alle 02:20
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