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Simone Moro apre un’agenzia di trekking e spedizioni

Si chiama Himalaya Travel e organizza viaggi di ogni tipo. Vacanze, trekking, e soprattutto spedizioni alpinistiche. Dopo vent’anni di esplorazioni nei luoghi più remoti del pianeta, Moro ha deciso di diventare un vero e proprio imprenditore, aprendo nel cuore di Bergamo un’agenzia che metta a disposizione di terzi i suoi contatti e le competenze acquisite. “Molte persone mi chiedevano consiglio sui viaggi in Himalaya. Io ho organizzato 43 spedizioni completamente da solo e ho deciso di offrire questa mia esperienza sul mercato aprendo un’agenzia con delle garanzie uniche, dal mio titolo di guida alpina alla partnership con una delle più grosse agenzie nepalesi di trekking” dice l’alpinista.

Simone, come mai hai deciso di aprire un’agenzia?
Dopo aver realizzato 45 spedizioni di cui 43 completamente organizzate da me nei minimi particolari ed in tutti i continenti, ho visto che me la cavo parecchio bene in queste cose. La rete di connessioni e conoscenze che ho costruito in loco è un patrimonio che mi permette di garantire viaggi sicuri e con interlocutori fidati. Inoltre avere un volto noto ed una storia alle spalle può costituire una garanzia. Troppe volte si viene mandati in giro senza sapere con chi si deve parlare, congratulare e lamentare. Ormai è tutto virtuale, anche le fregature.
Organizzi quindi anche spedizioni, non solo trekking?
Sì, certo. E’ un mercato importante. Il più importante pacchetto di questa primavera e forse dell’anno è una spedizione di grosse dimensioni all’Everest. In base alla mia esperienza, vedrei un logico espandersi di queste richieste soprattutto a livello europeo. Contattare noi è esattamente come contattare un agenzia in Nepal, non c’è intermediazione o cambio di prezzo. I miei soci sono gli stessi che hanno l’agenzia in Nepal, non c’è un doppio ricarico come avviene per tutte le altre agenzie nazionali.

Il mercato però sembra attraversare una fase difficile…
Oggi c’è Internet e dunque per le agenzie i tempi sono più duri. Ma internet mette più in difficoltà i viaggi classici piuttosto che quelli personalizzati e originali come trekking e spedizioni. Poi ci sono alcune barriere di lingua di mezzo e spesso il mondo alpinistico non è un mondo così diffusamente poliglotta. Ci sono però realtà nazionali importanti che chiudono, e questo fa riflettere.

Come riuscire ad emergere dunque?
Bisogna essere strutturati bene per evitare costi fissi salati e bisogna forse essere anche ben connessi per crearsi un pacchetto clienti che vogliano te prima ancora del prezzo più basso. Per quello ci sono i viaggi di gruppo con cassa comune che in Italia sono gestiti da alcuni operatori, ma io sinceramente non partirei mai per un viaggio avventuroso, trekking o altro, senza sapere chi viene con me e chi mi accompagna. Vorrei a questo punto fare una precisazione, forse una delle più importanti e mai menzionate. Nessuno ha mai pensato che per reperire sul territorio nazionale, ossia regolato dal UIAGM, dei clienti da accompagnare o far accompagnare in montagna ove è necessario l’uso di tecniche e materiale alpinistico bisognerebbe essere una Guida Alpina? Se un mio cliente si fa male in Nepal (paese non Uiagm) ma ha siglato il contratto di accompagnamento con me, in Italia (paese regolato da Uiagm), lui può pretendere che colui con cui ha siglato il contratto sia Guida Alpina. Basta interpellare un avvocato e le cose mai dette e sottaciute probabilmente verrebbero fuori nei loro vincoli giuridici. Io sono Guida e dunque so anche di esercitare una prestazione con il 100% del rispetto delle regole.

In Italia com’è la concorrenza?
Ci sono altri amici e colleghi (non Guide ma che a richiesta le utilizzano) come quelli del Nodo Infinito o Focus ma non li vedo come concorrenti, sono amici da anni e dunque conosco la loro serietà. Sono coloro che il mercato lo hanno creato e consolidato dunque sono colleghi più che concorenti . Poi ci sono altre associazioni di Guide che esercitano questo servizio parallelamente a quello di Guida. Insomma tante realtà. Io mi sono strutturato con una partnership nepalese, con uffici, impiegate, una storia lunga alle spalle, licenze d’esercizio, di emissione di biglietteria aerea, di supporto in loco anche con apparati di telefonia satellitare ed internet. Inoltre i viaggi che propongo sono n alcuni casi accompagnati da me personalmente. A livello internazionale ci sono gruppi americani, francesi, tedeschi, spagnoli, britannici. In Internet si trovano ma si parla tramite email e si va per sentito dire, questo non significa che non sono bravi, anzi ne conosco di ottimi, ma tutto nasce virtualmente.

Come orientarsi su internet se sei uno che non conosce nessuno?
Io consiglio sempre di guardare alla storia e all’affidabilità di una persona che deve avere nome e cognome. Andare dalla società x – che magari sta fallendo e prende i tuoi soldi per poi darti un servizio pessimo -, non lo raccomanderei. Il 90% si rivolge alle realtà che si sono affermate con la loro storia ed il lavoro. I colleghi che sono da anni sul mercato e hanno preso tanti clienti con il passaparola. Io spero che 20 anni di spedizioni completamente autoorganizzate e autofinanziate, il titolo di Guida Alpina, due soci nepalesi ed un impiegata che lavora da 25 ani in agenzie viaggi, costituisca una garanzia granitica per me.

Ti sei sempre organizzato le spedizioni da solo perché ti sei trovato male con le agenzie?
La risposta è che non basta essere una bravo capo spedizione o un esperto di logistica per fregiarsi di credibilità massima anche sulla montagna. Io ho sempre cercato e mai trovato uno che sapesse essere sulla cima e al campo base di una montagna con uguale efficienza, forza e carisma. Per questo ho intrapreso la strada di imparare e fare tutto da solo. Ora posso dire come ci si comporta e cosa si deve fare a 8000, al campo base, so gestire un soccorso in elicottero, sono addirittura il pilota, la Guida Alpina. Dunque anche se può apparire immodesto e arrogante, ho messo insieme tutte delle esperienze e le abilità che mi rendono completamente autosufficiente.

C’è differenza tra un’agenzia che organizza solo trekking e una che organizza spedizioni?
Sostanzialmente no, in termini puramente lavorativi. Ma per organizzare una spedizione bisogna capire di cosa si parla e come si vive in alta quota, quali sono le priorità. Un trekking è un escursione dove al massimo ti puoi rompere una gamba. In spedizione vai in posti dove non esiste neppure la possibilità di soccorso, bisogna essere chiari anche con i termini assicurativi, che è un capitolo spesso occultato o evitato dalle agenzie.

Quanto costa in media una spedizione alpinistica in Himalaya?
Una spedizione costa mediamente 8000 euro a persona su un 8000. Eccetto K2 e Everest. Sono costi senza molti costi accessori, telefono satellitare, guida, ossigeno sherpa ecc. Alcuni pensano di spendere meno, ma poi si accorgono che aggiungendo il biglietto aereo internazionale, il cargo, materiale alpinistico specifico, pannelli, generatore ecc, alla fine i costi partono dalla quella cifra. Per quanto riguarda l’Everest da Sud si deve moltiplicare quel costo per tre volte per avere la cifra base minima, sempre senza considerare i costi accessori e di eventuale accompagnamento. L’Everest da nord invece costa il 30% in meno che da sud. Ma sono cifre spannometriche.

È stato difficile aprire un’agenzia come la tua Himalaya Travel?
Sì molto. E unica nel suo team in Italia. Tutte le altre sono italiane che usano altre agenzie nepalesi o sparse per il mondo, ossia sono una sorta di intermediari. In alternativa ce ne sono due in Nepal gestite da italiani che vivono là, ma la mia è l’unica ad avere un referente italiano e nepalese, nello stesso momento, nello stesso ufficio in Italia. Aprire un’agenzia di viaggi con un extracomunitario come sono i nepalesi Beni e Nima ha comportato una serie infinita di carte. Abbiamo dovuto contattare il ministero degli esteri dei due paesi, vedere i diritti di reciprocità, sottostare alle leggi di apertura di un’agenzia di viaggi (complicatissimi e restrittivi), ottenere le licenze di esercizio, ispezione dei locali, omologazioni e approvazioni varie, camere di commercio, notai, licenze per il rilascio di biglietteria aerea internazionale, ed ora abbiamo il problema dei visti di lavoro per i due referenziatissimi nepalesi che ancora non ci sono stati rilasciati dal consolato Italiano in India. La sfiga e l’idiozia tutta italiana è che non abbiamo né ambasciata né consolato vero (solo uno onorario) in Nepal. In quel paese però abbiamo il laboratorio scientifico più alto e prestigioso del mondo e migliaia di italiani ogni anno. Chiudere l’ambasciata nepalese che avevamo è stata la più grande dimostrazione di follia diplomatica. Loro hanno già versato i rispettivi capitali, stanno vivendo in Italia, pagando le tasse come agenzie, sostenendo costi. Ci riempiamo l’Italia di delinquenti che scorazzano senza nessun permesso e facciamo i preziosi con due persone che gestiscono in Nepal un progetto del nostro ministero delle ricerche. Vergognoso. Ma come per le invernali e le scalate che ho fatto, otterrò anche questa volta ciò che voglio e ci spetta.

cosa fare e cosa non fare in caso di ipotermia e congelamenti

Prendendo spunto dal recente incidente accaduto sotto la vetta della punta Walker delle Grandes Jorasses, che ha portato alla morte per sfinimento e assideramento di due alpinisti francesi – una guida di alta montagna con la sua cliente – voglio fare alcune considerazioni circa l’ipotermia ed i congelamenti in montagna. Si tratta di problematiche mediche molto attuali visto il sopraggiunto inverno, che ogni anno causano la morte di alpinisti, sci-alpinisti ed escursionisti.
A proposito di questo tipo di patologie legate al freddo vale molto il discorso della prevenzione, che può salvare molte vite umane, evitando conseguenze talvolta molto gravi per il corpo umano.
Il sottovalutare, infatti, la severità dell’ambiente in cui si decide di svolgere attività di tipo alpinistico o sci-alpinistico o il non pensare ad un abbigliamento idoneo può provocare danni irreparabili. Alcuni concetti fondamentali riguardanti le patologie legate al freddo sono state illustrate lo scorso 4 ottobre dal Prof. Hermann Brugger, in un suo interessante intervento a “Bergamo Scienza 2011” presso il Palamonti , cui pure faccio riferimento.
Per ipotermia si intende un abbassamento della temperatura centrale del corpo umano al di sotto dei 35°C. Casi di ipotermia sono segnalati in etilisti, in persone anziane e nei frequentatori della montagna per lo più d’inverno, ma non solo(vento, immersione, valanga, crepaccio).
Esiste una classificazione dell’ipotermia, messa a punto dalla Società Svizzera di Medicina di Montagna, che comprende un’ipotermia lieve (35-32°C), moderata (32-28°C) e grave (<28°C). Il grado di ipotermia prevede tutta una serie di sintomi che si aggravano con la progressiva diminuzione della temperatura centrale corporea fino all’arresto cardiocircolatorio ed alla morte.
Fattori aggravanti l’ipotermia sono i traumi, lo sfinimento, la disidratazione, l’uso di droghe e di alcool e l’età avanzata. Giusto per dare un esempio, circa l’epidemiologia dell’ipotermia nel Regno Unito si registra una media di trecento decessi all’anno causati dall’ipotermia stessa, dei quali il 66% traumatizzati. Nella valutazione clinica del paziente ipotermico va per prima cosa rilevata la temperatura centrale corporea misurata per via epitimpanica, esofagea (paziente incosciente) o rettale.
Nei casi di ipotermia lieve si osservano brividi, pelle fredda e pallida, aumento della frequenza cardiaca ed aumento della diuresi. Nell’ipotermia di tipo moderato sopraggiungono perdita della memoria, svenimento, difficoltà nel parlare, riduzione dei brividi, riduzione della frequenza cardiaca, aritmie e rigidità delle articolazioni. Tipica la comparsa sul tracciato elettrocardiografico delle cosiddette onde di Osborne. Nell’ipotermia grave il paziente perde conoscenza, ha difficoltà nella respirazione con possibilità di arresto respiratorio; si verifica ipotensione fino all’arresto cardiorespiratorio, con cute fredda e edematosa e pupille midriatiche e perdita dei riflessi.
Per quanto riguarda i provvedimenti terapeutici occorre prevenire in modo assoluto le perdite di calore, isolando il più possibile il paziente e togliendo i vestiti bagnati. Si può ricorrere ad un riscaldamento di tipo passivo(coperte o telini in metallo) ,oppure di tipo attivo, utilizzando dei presidi in grado di riscaldare il corpo in modo artificiale.
Vanno evitati i movimenti eccessivi; può venire somministrato l’ossigeno. Nel paziente cosciente si possono somministrare liquidi caldi. Se il paziente è invece ,incosciente si deve somministrare ossigeno e intubare. Vanno monitorati il polso, l’e.c.g. , tenendo sotto controllo i segni di vita. E’ fondamentale non muovere il corpo, per evitare che il sangue più caldo che si trova al centro del corpo si mescoli con quello più freddo alla periferia (fenomeno dell’“after drop”) provochi la fibrillazione ventricolare e l’arresto cardiaco.
Molto utile la determinazione del potassio serico ai fini della prognosi. Nei casi gravi i pazienti vanno trasportati in modo rapido presso centri ospedalieri dotati di apparecchiature per la circolazione extra-corporea in grado di riscaldare in modo artificiale il corpo. Da poco è stato messo a punto dal Prof. Beat Walpoth, cardiochirurgo a Ginevra in Svizzera, un registro internazionale che raccoglie tutti i casi di ipotermia(WWW.HYPOTEHERMIA-REGISTRY.ORG), che costituisce una grande sfida per il futuro, con l’intento di raccogliere il maggior numero possibile di dati.
Fondamentale quindi la prevenzione, utilizzando indumenti adeguati che siano idonei ad isolare il corpo dal freddo e tenendo conto di tutti quei fattori che possono far diminuire la temperatura corporea.
Altra importante patologia causata dall’esposizione al freddo è rappresentata dai congelamenti. L’evitare i congelamenti dovrebbe essere un’importante preoccupazione per coloro che frequentano la montagna d’inverno. In caso di temperature vicine o inferiori a 0°C è opportuno vestirsi in modo idoneo con indumenti che mantengano il corpo al caldo, proteggendosi dal vento, bevendo e mangiando correttamente.
L’ipotermia sopraggiunge in genere prima dei congelamenti, lesioni che colpiscono per lo più mani , piedi, naso ed orecchie. Il freddo causa la formazione di cristalli di ghiaccio a livello dei vari tessuti dell’organismo umano che causano danni cellulari. Inoltre anche la circolazione sanguigna subisce un rallentamento. La parete dei vasi sanguigni viene danneggiata con la formazione di trombi (piccoli coaguli ematici) e di una conseguente reazione infiammatoria. I congelamenti vengono classificati in superficiali(1° e 2° grado) e profondi (3° e 4° grado) a seconda che danneggino la pelle,piuttosto che le parti più profonde (muscoli, tendini, nervi, ossa e di 1°, 2, 3° e 4° grado a seconda della gravità del danno prodotto.
La comparsa di dolore durante la fase di riscaldamento rappresenta un segno piuttosto favorevole che depone per un congelamento di tipo superficiale, che non ha causato una lesione dei nervi sottocutanei . Il riscaldamento va effettuato soltanto nel caso si sia sicuri che la parte congelata non si raffreddi più . I tessuti vanno protetti da qualsiasi aggressione di tipo meccanico; non è consigliato camminare qualora i piedi siano congelati.
Il rischio maggiore per i congelamenti è costituito dalle infezioni. Il congelamento va trattato come una piaga con bende sterili, antibioticoterapia,visita medica specialistica presso centri di riferimento. E’ fondamentale saper riconoscere un congelamento in base alla colorazione biancastra della pelle,alla perdita di sensibilità ed al dolore della parte del corpo congelata. Utile la somministrazione di liquidi per migliorare la circolazione. Evitare l’uso del tabacco.

Stevu bouldering around Barbustel refuge (AO)



Cima di Nasta 3108 mt.


big boulder for early climbers


tour del GR 20 - Corsica

Grande Randonnée della Corsica (Piergiorgio Mozzanica)


CALENZANA, Francia — Meravigliosa Grande Randonneè della Corsica. Ecco alcune immagini del tour inviateci qualche tempo fa dal lettore Piergiorgio Mozzanica: il ricordo di un’estate trascorsa sulle alture selvagge dell’isola, lungo il celebre GR 20, considerato da molti uno dei trekking più impegnativi d’Europa.

La Grande Randonnée della Corsica è il percorso lungo circa 180 chilometri, che attraversa le montagne della Corsica da nord-ovest a sud-est, con un dislivello totale di circa 15.000 metri. Parte dal comune di Calenzana e finisce in quello di Conca. Il sentiero, soprattutto nella parte nord, considerata la più difficile, si sviluppa su percorsi ripidi e anche su terreni rocciosi che richiedono un minimo di esperienza nella scalata e nelle ferrate. La parte sud invece presenta dislivelli minori ed è ritenuta più facile.










sale e scende il Kilimanjaro in 35 ore, si parla di record?

kilimanjaro

Kilimanjaro

Tanzania — Si chiama Igor Kucherenko, è americano-russo e nella vita fa l’imprenditore nel settore delle miniere. Ecco l’identikit del nuovo “recordman” del Kilimanjaro, la montagna più alta d’Africa. Secondo il quotidiano The Guardian, Kucherenko avrebbe stabilito un record salendo e scendendo la montagna in sole 35 ore: un percorso che di solito richiede dai 6 agli 8 giorni di trekking.

Kucherenko, 42 anni, è partito alle 7.26 del 2 luglio da Mweka insieme al collega 26enne Klym Yuriy, è salito in vetta all’Uhuru peak (5895 metri) ed è ritornato al punto di partenza il giorno dopo intorno alle 18. I due avevano zaini vuoti e una guida/portatore al seguito: Elias Mwalaba che li ha scortati per tutto il tragitto.

Al momento non è molto chiaro perchè si parli di “record”, nè quale sia il termine di paragone per definirlo tale, ma il Daily News riferisce che a Kucherenko è stato assegnato il certificato Tanzania National Parks numero 133002. In realtà sito ufficiale del Kilimanjaro riporta chiaramente che la più veloce salita e discesa della montagna è stata compiuta nel 2004 da Simon Mtuy (Tanzania), salito e sceso in 8 ore e 27 minuti lungo la Umbwe Route: una differenza di tempo abissale rispetto alla prestazione dell’americano.

In ogni caso, i protagonisti ne sono assolutamente fieri. “Siamo saliti dalla via Umbwe – ha raccontato il portatore – la più dura e ripida che ci sia. Non ero sicuro che ce l’avremmo fatta, ma è stato così. E’ il più grande successo della mia carriera”. “Il segreto del mio successo sono l’impegno e la determinazione” ha detto invece Kucherenko, che aveva già salito 2 volte la montagna prima di questa performance.

Ricordiamo infine che il record di sola salita, che appartiene all’italiano Bruno Brunod salito sull’Uhuru Peak dalla Marangu Gate in sole 5 ore e 38 minuti. Esistono comunque una miriade di record non verificati e reclamati da diversi alpinisti-atleti, che hanno seguito percorsi diversi o che non sono stati certificati.


Bec de Nana - 3010 mt.


Col des Ecrins - 3367 mt.


Parco nazionale des Écrins


Il Parco nazionale des Écrins è il quinto parco nazionale francese.

È situato nelle Alpi del Delfinato e copre una grande parte del massiccio des Écrins.


Il territorio del parco nazionale des Écrins (91.800 ettari), creato nel 1973, si stende tra le città di Grenoble, Gap e Briançon. È delimitato dalle vallate della Romanche, della Guisane, della Durance e del Drac.


Il parco enumera un centinaio di montagne più alte di 3.000 metri ed una quarantina di ghiacciai (i quali coprono circa 17.000 ettari).

Possiede 740 km di sentieri numerati e segnati ed una trentina di rifugi alpini. Possiede numerose montagne la cui scalata è rimasta celebre; dalla Meije che raggiunge l'altezza di 3.983 m, sopra il villaggio di La Grave al monte Pelvoux(3.946 m, per lungo tempo considerato, a torto, il punto culmine del massiccio) e passando per la Barre des Écrins, culmine del parco a 4.101 m.



sul Mare di Ghiaccio con il treno di Montenvers

Osservato dalla sommità di Montenvers sembra piuttosto piccolo, quasi insignificante. Ma, una volta scesi ai suoi piedi, ci si rende conto che il Mare di Ghiaccio è effettivamente il più grande ghiacciaio francese, lungo 7 chilometri e spesso 200 metri.

Per raggiungerlo si sale a bordo del Treno di Montenvers, un piccolo convoglio di due vagoni in legno con lo stile di altri tempi. Dal 1908 questo trenino a cremagliera porta i visitatori a circa 20 minuti dalla cima, con un percorso affascinante e panoramico che permette di osservare Chamonix dall’alto. Arrivati alla stazione, di fronte all’hotel Montenvers, al museo della fauna alpina e alla galleria dei cristalli, ci si può fermare al primo punto di osservazione del ghiacciaio, disteso tra i monti Drus (3754 metri) e Grandes Jorasses (4205 metri).


Le Porte di Pietra - 14 maggio 2001





Bafio say: I'm ready!


NON MANCA MOLTISSIMO ALLA INVERNALE FUORI QUOTA…

STAY TUNED!!


"Hiking on rind" - ascesa Colle Sià - 2274 mt.

Era un sabato qualunque di una settimana qualunque di gennaio. Ero a lavorare quando suona il telefono...un messaggio...Carlo mi dice:”Colle Sià 2274 mt meteo perfetto fondo crosta”. Non importa, non aspettavo altro, daltronde sarebbe stata la mia prima volta. Avevo passato le ultime settimane a prepararmi, compra le ciaspole, cerca le ghette, maglia termica e tutto il necessario...adesso non potevo tirarmi indietro. 22 gennaio, ore 6:00, si parte. Alle 8:00 siamo gia a Ceresole Reale di fronte al bar, apriamo noi, caffè, “bagno”, sigaretta, pronti. 9:15 inizia la mia prima, agognata ciaspolata, il primo tratto è brutto c'è poca neve se così si può chiamare quel sottile strato di ghiaccio che con 12 gradi sotto lo zero scricchiola sotto i nostri piedi. Partiamo come due muli a testa bassa tanta è la voglia, Carlo già avvezzo e io che scalpito, entrambi vogliamo la cima, siamo qui per questo. Fatto stà che dopo 40 minuti di camminata ci accorgiamo di qualcosa che non và...abbiamo saltato un bivio, cazzo, che si fa? Torniamo indietro e si ricomincia da capo, decidiamo di chiamarlo “riscaldamento”...sapevo gia che me ne sarei pentito.Presa la strada giusta il sentiero sale tra un bosco che via via si và diradando fino a che arriviamo in vista di Cà Bianca dove scompaiono gli alberi e il paesaggio comincia a farsi interessante. In poco siamo passati dalla quota di partenza di 1530 mt ai 2000, da qui si vede tutto lo splendore della Valle dell'Orco ed il meteo come da previsioni è dalla nostra, la luna che fino a poco tempo prima ci aveva accompagnato ha lasciato il posto ad un sole stupendo e ad un cielo che così azzurro non lo vedevo da parecchio. Qui comincia, per me, il difficile, perchè la strada comincia a salire con decisione e noi facciamo un classico “taglione” proprio attraverso una bella distesa di neve immacolata non curandoci del più comodo sentiero. Fino a quel momento avevo sognato la mia prima volta tra metri di neve fresca e farinosa ma lì ho capito che senza una buona preparazione non si va da nessuna parte e allora ben venga la crosta, che almeno mi permette di procedere senza troppi intoppi. Dopo una breve sosta a base di cioccolatini e the caldo ripartiamo per l'ultimo tratto che ci divide dalla meta e qui maledico il nostro “riscaldamento”. Le gambe cominciano a fare troppa fatica e allora mi riempo i polmoni di quell'aria tersa, fredda, preziosa e mi continuo a ripetere che ormai manca poco e anche se ogni passo mi costa fatica e dolore devo raggiungere la vetta. Carlo sta gia facendo amicizia con due altri fantastici signori che come noi si erano spinti fino a lì. E' subito sintonia, deve essere l'ambiente che ti porta a sentirti amico, fratello come dire:” se c'è bisogno non ci si tira indietro”. Dopo un frugale pasto si riparte per il rientro che, nonostante i crampi che minacciano le mie gambe, viene divorato in poco più di un'ora e solo arrivati alla macchina ci concediamo una bella pausa ancora a base di the caldo e sigaretta che sembra meritatissima....Fantastico, ne è valsa la pena, due giorni di male alle gambe per quel paesaggio e per quella sensazione di libertà ci stanno, anzi, ora non vedo l'ora di cominciare ad allenarmi per poter rifare questa esperienza il più presto possibile, con Carlo naturalmente che ringrazio per avermi fatto conoscere questo mondo, anche se in realtà la scalata non era delle più difficili sogno gia una nuova vetta da raggiungere in sua compagnia, perchè la montagna può essere severa e punirti al minimo errore ma l'importante è affrontarla con un amico al tuo fianco.

Bafio.




L'itinerario blu

61 tappe – 3 Paesi attraversati: Svizzera, Italia e Francia.

Dai ghiacciai del Monte Rosa ai tranquilli paesini delle Alpi Marittime, l’itinerario blu percorre per un ampio tratto la Grande Traversata delle Alpi attraverso le Alpi Piemontesi.

Nella sua parte nord segue le tracce dei Walser lungo la frontiera italo-svizzera, questo popolo che, originario dell’alta valle del Rodano, nell’attuale Vallese, nel 13° secolo ha colonizzato territori in quota che vanno dal Vorarlberg, in Austria, fino alle pendici sud del Monte Rosa, in Italia. Ancor oggi si incontrano delle minoranze germanofone fino a Gressoney, in Valle d’Aosta.

Mentre i territori walser sono all’insegna dell’allevamento bovino e della produzione casearia, sono le pecore a popolare gli alpeggi quando si scende verso sud, ancor oggi territorio di transumanza per migliaia di capi che tutte le estati arrivano dalla Provenza e dalla Pianura Padana. La Via Alpina attraversa il Parco Nazionale del Gran Paradiso sul suo versante meridionale, il più selvaggio, in passato ultimo rifugio degli stambecchi a partire dal quale la specie è stata reintrodotta in tutte le Alpi.

Tra la Val di Susa e le Alpi Marittime, l’itinerario si avvicina alla frontiera francese e la attraversa più volte. Offre numerose possibilità di collegamento con l’itinerario rosso e con alcuni circuiti locali.

Attorno al Monviso, profilo emblematico delle Alpi del Sud e luogo d’eccellenza dell’alpinismo, sulle cui pendici nasce il Po, le valli piemontesi hanno sofferto l’importante esodo rurale del 20° secolo. Oggi, le iniziative locali tentano di ridar vita ai paesi abbandonati grazie al turismo verde e alla diversificazione delle attività.

L’itinerario blu della Via Alpina passa sul versante francese per scendere, attraverso le zone più tranquille del Parco nazionale del Mercantour, fino al paese di Sospel, in cui si ricongiunge con l’itinerario rosso.


Massici attraversati: Alpi Vallesi - Alpi Pennine - Alpi Cozie (Queyras/ Viso) - Alpi Marittime.


Dolomiti, in libreria l’ultimo libro di Messner

Tramonto su Cima della Vezzana e Cimon della Pala

Tramonto su Cima della Vezzana e Cimon della Pala

FUNES, Bolzano — Esce in libreria a novembre il nuovo libro di Reinhold Messner dedicato alla sue montagne di casa. “Dolomiti – Patrimonio dell’Umanità” è infatti l’ultima fatica del celebre re degli ottomila, un volume, a cura della giornalista e scrittrice Ursula Demeter, che contiene oltre 250 scatti del fotografo Georg Tappeiner.

I Monti Pallidi sono un ambiente montuoso assolutamente unico al mondo, e proprio in virtù di questa peculiarità morfologica e geologica sono diventati, il 26 giugno 2009, patrimonio dell’Unesco. A distanza di un anno esce in libreria un’opera interamente dedicata a queste montagne delle Alpi Orientali, un volume che porta la firma di uno dei più celebri abitanti di queste terre.

Messner coordina l’edizione, contenente il contributo di diversi autori, e guida il lettore alla scoperta delle splendide montagne e vallate che si estendono dalla Val Pusteria all’Isarco, dal Brenta al Cadore. Oltre alle cime, che sono naturali protagoniste del volume, si parla di fauna, flora, antiche tradizioni locali, turismo e storia dell’alpinismo, che sulle Dolomiti ha scritto alcune delle sue pagine più importanti.

Titolo: “Dolomiti patrimonio dell’umanità”
Aurtori: Reinhold Messner – a cura di Ursula Demeter – Fotografie di Georg Tappeiner
Casa editrice: Mondadori
Pp. 288 – Illustrazioni 250 a colori
Prezzo: 49,90


vie ferrate di Rasnov, presso Brasov, Romania



Presso le Gole di Rasnov in Romania preso la città di Brasov è possibile percorrere questa via ferrata particolarmente esposta, non credete? Le immagini sono eloquenti: presso i Monti Postavarul, sede anche di uno dei punti più elevati in Europa dove praticare bungee jumping, ci si può cimentare con la propria paura del vuoto e vincerla se si vuole arrivare in fondo! La Romania sebbene non presenti rilievi montuosi superiori ai 2544 metri (Monte Moldeveanu) è un luogo da scoprire per praticare l’escursionismo.


trail autogestito "Le Finestre di Pietra"

Data tecnici: 37km 1900D+.

Caratteristiche: 50% sentiero, 50% sterrato, parte centrale del percorso innevata.

Dove: Cantalupo Ligure (AL).

Quando: 28/03/2010

Briefing: 8:45 AM

Ora partenza: 9:00 AM.

Durata prevista: veloci 4h30' lenti 6h30'.

INFO:

pietro.antonio.grassi@gmail.com

Il ritrovo e' alle ore 8:45 nella piazza principale di Cantalupo Ligure per un allenamento collettivo (Trail Autogestito) sul percorso delle Finestre di Pietra.

Il percorso e' quello ufficiale della gara del 15 Maggio 2010, per una lunghezza di circa 37km e 1900 di dislivello positivo. Molti Orsi accompagneranno il gruppo di trailer lungo tutto il percorso e l'allenamento sarà aperto a tutti quelli che vorranno cimentarsi per la prima volta in un corsa trail.

Unica incognita per il momento e' la neve sul percorso, soprattutto nella parte alta (circa 1100 mt s.l.m.) quindi vi terremo aggiornati sugli eventuali cambiamenti di programma. L'allenamento e' pensato per fare ammirare a tutti le bellezze della zona, per provare il percorso in vista della gara ufficiale e per lanciarsi nel trail running.

Sono necessarie delle scarpe adeguate (la prima parte del percorso si svolge quasi esclusivamente su sentieri con alcune rocce, mentre la seconda parte e' più scorrevole e facile), zainetto camel-bag o borracce piene (ci sono 3 punti acqua per rifornimenti, ma in inverno non sono garantiti) e abbigliamento adeguato per le basse temperature.

Il responsabile nonché promotore dell'evento è l'Orso Antonio, quindi per info: pietro.antonio.grassi@gmail.com

N.B. in base al livello dei partecipanti saranno oraganizzati più gruppi così nessuno si perde!!.Eventualmente organizzeremo un rientro da costa salata 20°km.


tutto il gruppo del Monviso

Il nome Monviso deriverebbe dal latino Mons Vesulus. Il termine Vesulus deriverebbe a sua volta dalla radice vesindoeuropea usata per indicare un'altura; in definitiva il nome Mons Vesulus significa montagna ben visibile (che la rende sicuro punto di riferimento per il viaggiatore) ed isolata come per l'appunto è il Monviso.Infatti, guardandolo dalla parte italiana, la sua forma piramidale imponente si erge maestosa quasi dal 'nulla', rendendo il Monviso visibile e riconoscibile anche da grandi distanze.

clicca sull'immagine per ingrandirla


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bel ëd matìn e brut ëd sèra.
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snowshoes & slope - up on Rocca Nera 2318 mt.


Carlitos & Barchilson in una grande giornata ai pedi del Monviso per l'ascesa alla Rocca Nera 2318 mt; tempo ottimo, caldo becco durante l'ascesa, e pendenze (volute) importanti.



quota di partenza (m.): 1328
quota del summit (m.): 2318
dislivello complessivo (m.): 990
difficoltà: MR :: (medio racchettatore)
esposizione: Est
partenza: Frazione Porcili - Oncino (CN)
tempo salita: ore 3:30
tempo discesa: ore 2.00