thanx to Mr.MassetPubblicato da CLIMBING ADDICTED giovedì 29 marzo 2012 alle 11:38
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Il ferro è un elemento importante nella dieta e non può essere tralasciato. E’ stato oggetto di numerosi lavori scientifici nel campo della nutrizione applicata all’esercizio fisico, in quanto risulta fondamentale per la formazione dell’emoglobina, quel pigmento rosso dall’architettura proteica piuttosto complessa che è in grado di trasportare l’ossigeno nel sangue. Gli allenatori hanno contato molto in passato sui periodi trascorsi in altitudine dagli atleti di varie discipline sportive per stimolare la liberazione di eritropoietina, ormone prodotto dal rene utile a far aumentare i globuli rossi nel sangue. A tal proposito molti ricercatori si sono chiesti quale sia l’impatto di tale procedura sul metabolismo del ferro.
E’ sufficiente una riduzione del 10% dell’emoglobina per ridurre una performance di resistenza del 20-25%. Nessun organismo animale è in grado di vivere senza il ferro. I globuli rossi rappresentano il 35-50% del sangue circolante nell’organismo: ogni globulo rosso è costituito per il 25-35% da emoglobina ( 2.7 gr di ferro, pari al 54% del totale). Si trova circa 1 gr di ferro nel sistema reticolo-endoteliale (fegato, milza, midollo osseo), dove il ferro è legato a delle proteine particolari: emosiderina, transferrina e ferritina. Il ferro si trova anche nella mioglobina, una proteina che rappresenta l’analogo muscolare dell’emoglobina. L’assorbimento del ferro è molto variabile e si trova in molti alimenti sotto due forme differenti: eminica, legato all’emoglobina nelle carni animali, e non eminica allo stato di sale nei vegetali.
Si riscontra una forte percentuale di carenza di ferro tra la popolazione sportiva, in particolare tra coloro che praticano gli sport che richiedono resistenza. Alcuni maratoneti americani per esempio, a causa dell’intensa attività fisica, sono soggetti ad un grande consumo di ferro con conseguente diminuzione dello stesso elemento nel corpo. Ciò accade in parte a causa delle cattive abitudini alimentari, che condizionano in senso negativo il metabolismo del ferro, e comporta una riduzione della performance degli atleti. Spesso si prendono in considerazione solo l’esame del ferro serico e dell’emoglobina per diagnosticare uno stato di carenza di ferro, invece è opportuno effettuare anche il dosaggio della ferritina serica, che è in grado di valutare in modo accurato lo stato del ferro di riserva nell’organismo umano (un microgrammo di ferritina per litro di sangue è in grado disporre di 8 mg di ferro). Va segnalato che tale proteina può subire incrementi in occasione di infezioni o di infiammazioni e che soltanto il 10% del ferro è biodisponibile in una dieta idonea.
Nel maschio si trovano circa 50 mg/Kg di peso corporeo di ferro, e 35 mg/Kg nella femmina; il contenuto totale si aggira intorno ai 5 gr. E’ buona cosa quantificare il consumo di ferro di un atleta per calcolare la quantità di ferro richiesta dall’organismo. I maschi sedentari consumano di solito 1 mg di ferro al giorno, mentre le femmine 1.5 mg a causa delle perdite mestruali. Il ferro può essere eliminato con il sudore (perdita poco significativa), con l’allenamento, con l’urina (0.1 mg) o dall’intestino (le perdite fecali sono di circa 0.3 mg al giorno). Una donna fertile può perdere con le mestruazioni da 3 a 60 mg di ferro al mese. Nel corso di un allenamento pesante di tre ore al giorno si possono perdere fino a 1.5 mg di ferro, giusto per fare un esempio. Una perdita di ferro si può verificare attraverso l’emolisi dei globuli rossi, ovvero la loro distruzione (“emolisi da colpo del piede”) a causa di un esercizio fisico pesante che comporta una contrazione muscolare intensa; ciò accade in particolare durante una corsa in discesa. I globuli rossi più vecchi, essendo più rigidi, si rompono con maggior facilità: l’emoglobina che si libera viene captata dall’Aptoglobina, una proteina che riporta il ferro al sistema reticolo-endoteliale. La diminuzione dell’Aptoglobina nel siero testimonia la distruzione di una parte dei globuli rossi e rappresenta un importante marcatore di emolisi: quest’ultima sembra avere scarsa importanza nello sci di fondo e nel body-building, mentre si verifica nel nuoto e nel canottaggio.
Il ferro può essere perso negli atleti che si allenano in modo intenso tramite perdite ematiche a livello dell’apparato gastrointestinale, attraverso l’acidosi e la perossidasi delle membrane cellulari dovuta ai radicali liberi: tutto ciò infatti, comporta una perdita di ferro giornaliera pari ad almeno 1 mg. Si può ipotizzare l’assunzione di una quantità di ferro da assumere ogni giorno pari a 36 mg nell’atleta maschio e a 41 mg nell’atleta femmina. E’ opportuno elaborare un programma di allenamento razionale quale misura preventiva nei confronti delle cosiddette anemie da carenza di ferro. Utile per esempio l’integrazione di ferro di 20-25 mg al giorno per sostenere il metabolismo del ferro.
Gli allenatori hanno contato molto in passato sui periodi trascorsi in altitudine dagli atleti di varie discipline sportive per stimolare la liberazione di eritropoietina, ormone prodotto dal rene utile a far aumentare i globuli rossi nel sangue. A tal proposito molti ricercatori si sono chiesti quale sia l’impatto di tale procedura sul metabolismo del ferro. In effetti un soggiorno di varie settimane ad oltre 1800 metri di quota può portare ad un decremento delle riserve di ferro e perciò, dell’emoglobina. In realtà lo stress dovuto alla carenza di ossigeno in quota ed all’allenamento conducono ad una mobilizzazione delle riserve di ferro nell’organismo umano per produrre nuovi globuli rossi e per far fronte agli aumentati fabbisogni delle cellule, in particolar modo le cellule dei muscoli che incrementano il loro contenuto di mioglobina. Se, infatti, le riserve di ferro sono scarse si assisterà ad una caduta dell’emoglobina, che l’aumento cronico dell’adrenalina in quota può aggravare.
La rivista scientifica americana “High Altitude Medicine & Biology” (Volume 12, numero 3, 2011) ha pubblicato un articolo scritto da alcuni ricercatori inglesi e peruviani che hanno dimostrato con uno studio in doppio cieco in un gruppo di 24 soggetti volontari sani residenti sul livello del mare che la somministrazione di ferro per via endovenosa prima di una rapida salita a Cerro de Pasco (4340 metri) in Peru è in grado di proteggere l’organismo umano dal male acuto di montagna. La disponibilità di ferro ha dimostrato di condizionare in senso positivo la risposta dell’organismo alla carenza di ossigeno, facendo diminuire la pressione dell’arteria polmonare causata dall’alta quota nei soggetti che hanno assunto ferro, rispetto al gruppo di controllo, che hanno ricevuto solo soluzione fisiologica in vena. La somministrazione a scopo profilattico di ferro in vena protegge dal male acuto di montagna soggetti volontari sani che sono saliti velocemente in quota; altra osservazione interessante emersa dallo studio è che variazioni della ferritina serica correlano negativamente con i vari gradi di male acuto di montagna in alta quota. Attenzione al ferro in eccesso che sembra favorire le infezioni e che viene eliminato con difficoltà dall’organismo.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED martedì 6 marzo 2012 alle 11:21
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED lunedì 27 febbraio 2012 alle 11:42
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED venerdì 24 febbraio 2012 alle 13:05
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED sabato 11 febbraio 2012 alle 12:23
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED martedì 7 febbraio 2012 alle 09:55
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ISLAMABAD, Pakistan — Ha superato quota 7000 metri la spedizione russa che sta tentando in questi giorni di compiere la storica impresa della prima salita invernale del K2. Lo squadrone composto da circa 16 alpinisti procede diviso per gruppi: a metà della settimana scorsa Andrew Mariev e Alex Bolotov hanno attrezzato con le corde fisse la parete sopra campo 2. Nel frattempo un altro team guidato da Nickolay Totmjanin è salito con l’intento di installare campo 3.
Iljas Tukhvatullin, Andrew Mariev e Vadim Popovich la settimana scorsa hanno iniziato a lavorare sulla via il 25 gennaio, raggiunti il giorno dopo da Alex Bolotov e Eugeny Vinogradsky. Secondo quanto riferisce il sito della spedizione russa, hanno portato i materiali necessari alla salita oltre campo 2, dove hanno fatto un campo deposito. Mariev e Bolotov sabato hanno fissato diverse corde fisse sopra il campo 2, al momento in totale 17, programmando per domenica di salire a 7000 metri e cercare il posto adatto alle tende di campo 3.
Per aiutarli il 28 gennaio Nickolay Totmjanin, Valery Shamalo e Vitaly Gorelik sono partiti dal campo base. I tre il giorno dopo erano a campo 2 quindi è probabile che ieri fossero insieme ai compagni di spedizione a campo 3. Ci sono ancora oltre 1600 metri di dislivello tra i russi e la vetta della seconda montagna più elevata del mondo, alta 8611 metri. I prossimi giorni saranno quelli decisivi, ma come sempre molto dipenderà dalla meteorologia e dai famigerati venti di Jet stream.
In attesa del tentativo di vetta gli alpinisti hanno fatto sventolare lo striscione dei XXII Giochi olimpici invernali che si terranno nella città russa di Sochi dal 7 al 23 febbraio 2014. Le Olimpiadi sono infatti molto attese in Russia, dove si conta un unico precedente, quello dei Giochi Olimpici estivi del 1980 di Mosca
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED mercoledì 1 febbraio 2012 alle 08:58
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EL CHALTEN, Argentina — Il climber austriaco David Lama ha compiuto la prima salita in libera della Via del Compressore, al Cerro Torre. La notizia, ancora da confermare e apparsa sul sito Supertopo.com, è senza dubbio di portata straordinaria, obiettivo tentato e agognato da molti, nonché dallo stesso Lama. Tuttavia si innesta su un altro fatto di grande importanza per l’alpinismo patagonico: circa una settimana fa infatti, lo statunitense Hayden Kennedy e il canadese Jason Kruk hanno salito la stessa parete “by fair means” e scendendo hanno rotto alcuni chiodi a pressione della famosa via aperta nel 1970 da Cesare Maestri.
Lama avrebbe salito la Via del Compressore ieri 22 gennaio. Al momento in rete circolano poche informazioni, ma se tutto fosse confermato si tratterebbe senza dubbio di un grande successo per il giovane 22enne austriaco, un risultato arrivato dopo due tentativi andati male: non solo perché falliti, ma perché “incriminati” (in particolare il primo), per via di una serie di nuovi spit lasciati in parete per permettere alla troupe Red Bull di girare un film.
Nelle prossime ore verranno pubblicati certamente racconti e foto dell’impresa, intanto però non si può non collegare questa notizia a quella di una settimana fa che ha visto come protagonisti lo statunitense Hayden Kennedy e il canadese Jason Kruk. I due alpinisti infatti, il 17 gennaio avevano salito la parete sud est del Cerro Torre “by fair means” e scendendo avevano rotto alcuni chiodi a pressione della famosa Via del Compressore. La via è già di per sé molto discussa, ma ora agli storici argomenti si sommano altri motivi, di più fresco ragionamento.
Secondo quanto riferiva l’alpinista Rolando Garibotti sul sito SuperTopo, Kennedy e Kruk il 17 gennaio avrebbero compiuto una salita veloce, impiegando 13 ore dal Col della Pazienza fino alla vetta. Per salire è probabile che abbiano utilizzato 4 spit della variante aperta da Salvaterra e Mabboni nel 1999 e 1 della variante di Chris Geisler e di Kruk dell’anno scorso, oltre ad alcune soste della stessa via di Maestri. In sostanza, passando da alcune varianti, sarebbero riusciti ad evitare i chiodi a pressione della via e pertanto si parlerebbe di una salita “by fair means”.
Infine scendendo avrebbero schiodato buona parte della Via del Compressore. Proprio su questa operazione si concentrano al momento molti dubbi da parte della comunità alpinistica, che si chiede se gli alpinisti di oggi abbiamo o meno il diritto di compiere operazioni del genere su celebri vie che hanno fatto la storia dell’alpinismo.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED giovedì 26 gennaio 2012 alle 06:10
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED giovedì 19 gennaio 2012 alle 06:10
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED mercoledì 18 gennaio 2012 alle 12:54
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED mercoledì 16 novembre 2011 alle 08:32
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED martedì 8 novembre 2011 alle 06:10
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED venerdì 4 novembre 2011 alle 06:10
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED mercoledì 19 ottobre 2011 alle 11:24
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Updated - KATHMANDU, Nepal — Vetta! Silvio “Gnaro” Mondinelli, Juanito Oiarzabal e il resto della spedizione italiana hanno raggiunto la cima del Manaslu nelle scorse ore. Maggiori informazioni arriveranno sicuramente quando il gruppo rientrerà al base, per ora però possiamo dirvi che già questa mattina stavano smontando campo 2, in fretta per via del forte freddo. Se il sole brilla ancora sul cielo dell’ottomila himalayano, le temperature sono invece molto basse.
Secondo i piani gli alpinisti dovevano iniziare il tentativo di vetta sabato 1 ottobre. Ma forti venti di jet stream intorno alla cima li avevano costretti a rimandare ancora di un giorno, nonostante l’impazienza e la voglia di cominciare la scalata. Alla fine il giorno dopo hanno iniziato a salire.
Alla fine tutto è andato bene e il gruppo è arrivato in cima. L’ora esatta ve la diremo fra poco, quando Mondinelli e compagni arriveranno al campo base. Per Gnaro si tratta dell’ottomila numero 17, mentre per l’amico Oiarzabal del 26.
Al campo base nei giorni scorsi il meteo è sempre stato brutto, però già da ieri il tempo è volto al bello, con un cielo bellissimo e terso. In cima nei giorni precedenti erano già saliti altri alpinisti, e soprattutto gli Sherpa delle spedizioni commerciali che hanno attrezzato la via normale con le corde fisse, facendo un favore a tutti gli altri scalatori che sono passati e che passeranno dopo di loro.
“Voglio ringraziare la spedizione commerciale di Russell Brice – ci tiene infatti a sottolineare il Gnaro nazionale, sempre attento a ridimensionare finte imprese e a dare i meriti a chi spettano veramente -. I loro Sherpa hanno lavorato per tutti qui, ma il loro lavoro viene troppo spesso sottaciuto o dimenticato”.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED giovedì 6 ottobre 2011 alle 02:10
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KATHMANDU, Nepal – “Siamo a 6.700 metri di quota, campo 2, qui nevica. Sta andando tutto bene, domani torniamo giù. Comunque in questi giorni ci prepariamo per l’attacco di vetta, che speriamo di provare i primi giorni di ottobre”. Queste le parole di Silvio “Gnaro” Mondinelli, che ci ha aggiornato proprio pochi minuti fa direttamente dal Manaslu.
Il fortissimo alpinista di Alagna, con in curriculum 16 ottomila, si trova in questi giorni al Manaslu, con i suoi 8.163 metri di altezza l’ottava montagna più alta del mondo. Insieme a lui ci sono Alberto Magliano e altri amici italiani, e poi un veterano dell’Himalaya, Juanito Oiarzabal, compagno di scalate di lunga data come quelle con Al Filo de Lo Imposible.
“La settimana scorsa siamo già saliti a campo 1, che è a 5.600 metri. Poi siamo ridiscesi e siamo stati al campo base per un po’ di giorni, anche perché qui non fa altro che piovere quest’anno. Per fortuna la compagnia è buona e anche Juanito fa il bravo – scherza Mondinelli -. In questo momento siamo a 6.700 metri, campo 2. Sta nevicando. Questa notte dormiamo qui. Poi torneremo giù e tenteremo la cima la fine della settimana prossima, tempo permettendo ovviamente. Prima lasciamo salire su le spedizioni commerciali, come quella di Russell Brice”.
L’alpinista di Alagna Valsesia è partito dall’Italia insieme al suo gruppo il 3 settembre. Il Manaslu è stato il suo primo ottomila in carriera: l’ha salito sempre in autunno, 11 ottobre del 1993. Mentre quella volta era arrivato in vetta lungo la via Messner, questa volta tenterà la cima dalla via normale.
“Il trekking è stato molto bello, ho visto per la prima volta questa valle che è davvero meravigliosa. Ci sono però tanti bambini poveri da aiutare. E’ un posto davvero molto bello, sono felice di averlo potuto vedere”.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED domenica 25 settembre 2011 alle 02:10
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ISLAMABAD, Pakistan — Un team di quattro alpinisti russi della Moscow Mountaineering and Climbing Federation ha aperto una nuova via sulle Torri del Trango, sul versante nord ovest della Nameless Tower, una parete a strapiombo e all’ombra. Si chiama “No Fear” ed è stata aperta a fine agosto da Viktor Volodin, Dmitriy Golovchenko, Sergey Nilov e Alexander Yurkin.
Nonostante le difficili condizioni della Nameless Tower la celebre cima di 6.239 metri nel gruppo del Karakorum, il team ha aperto la via sul versante nord ovest, uno dei meno esplorati del picco che si staglia di fronte alla Trango Monk. Su questa parete infatti, esisteva una sola via, “Insumisioa “, salita nel 1995 dal trio basco Antonio Aquerreta, Fermin Izco e Mikel Zabalza: un itinerario di grado VI 6a A3+.
I russi hanno impiegato 10 giorni per completare la linea, con tre campi in parete. Hanno utilizzato le corde fisse e per l’ultimo tratto fino alla cima sono saliti in stile capsula. Il tempo è stato dalla loro parte per i primi 5 giorni, poi gradualmente è peggiorato fino a portare la neve nel giorno della vetta. Hanno trovato una roccia abbastanza compatta con larghi tetti nelle sezioni basse e medie e hanno valutato la via, chiamata “No Fear”, grado 6b+, A3.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED mercoledì 21 settembre 2011 alle 07:23
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ALAGNA VALSESIA, Vercelli — “Il Manaslu e il GI sono gli unici due ottomila su cui sono arrivato in cima da solo. Non essendoci nessuno con me ho potuto scattare solo delle foto del paesaggio, senza rientrare nell’inquadratura. Quest’anno invece voglio andare in vetta e farmi fotografare da qualcuno: così recupero una foto ricordo che mi manca!”. Queste le parole di Silvio Gnaro Mondinelli in partenza proprio oggi per l’Himalaya.
Degli ottomila Mondinelli non è ancora stanco e anche se ormai è a quota 16, ci sono ancora molte vie, molte vallate e molte emozioni ancora da scoprire. Se poi il fisico non perde colpi non c’è ragione per non partire e così il fortissimo alpinista di Alagna prende il volo proprio oggi per Kathmandu, diretto al Manaslu, la cima himalayana di 8.163 metri.
“L’altra volta ero salito dalla via Messner perciò questa è la prima volta che scalo la via normale – dice con entusiasmo il “Gnaro nazionale” -. Non sono mai stato neanche in quella valle, mi piace l’idea di affrontare un trekking nuovo. Negli ultimi mesi mi sono allenato e ora sono preparato, sono in forze, faccio ancora gli stessi tempi di 10 anni fa, ma parto sapendo che sugli 8000 mila non c’è mai da scherzare”.
Mondinelli sarà in compagnia di Alberto Magliano e altri amici italiani, e poi di un veterano dell’Himalaya compagno di scalate di lunga data, Juanito Oiarzabal.
“Sono contento di tornare con ragazzi che conosco e soprattutto con Juanito con cui ho condiviso in passato anche le avventure di Al Filo de Lo Imposible – conclude Mondinelli – . Spero che vada tutto bene e di poter salire in cima con loro, perché è bellissimo arrivare in vetta con un amico. Inoltre il Manaslu e il GI sono gli unici due ottomila su cui sono arrivato in cima da solo. Non essendoci nessuno con me ho potuto scattare solo delle foto del paesaggio, senza rientrare nell’inquadratura. Quest’anno invece voglio andare in vetta e farmi fotografare da qualcuno: così recupero una foto ricordo che mi manca!”.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED mercoledì 7 settembre 2011 alle 09:12
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VALTOURNENCHE, Aosta — Una via nuova sulla parete Sud del Monte Bianco, con bivacco a 4.780 metri e arrivo sulla vetta del Tetto d’Europa. La notizia non è ancora confermata ufficialmente, ma dalle pagine Twitter di Hervè Barmasse sembra che la via nuova sul Bianco, che l’alpinista valdostano aveva intenzione di aprire insieme ai fratelli baschi Iker ed Eneko Pou, sia stato realizzato proprio in questi giorni.
I messaggi lasciati da Barmasse in questi giorni sono due. Uno lunedì 1 agosto, con la foto allegata e la dicitura “Bivacco a 4.780 metri sul Monte Bianco dopo una nuova via aperta sulla parete Sud”. E l’altro il giorno successivo, ossia ieri, con una panoramica mozzafiato scattata dalla vetta del Bianco. “Un paradiso” è la definizione usata da Barmasse.
Foto e messaggi non sembrano dare adito a dubbi. L’ambizioso progetto “Exploring The Alps”, di aprire 3 vie nuove in stile alpino sulle 3 cime più alte delle Alpi, sembra proprio aver raggiunto l’apice del successo. Ma prima di esultare, è necessario ottenere ulteriori conferme. A questo punto, il fiato è sospeso in attesa di ulteriori notizie dagli alpinisti, che in queste ore dovrebbero essere sulla via del rientro a casa.
Exploring the Alps è il progetto promosso da The North Face e dalla regione autonoma Valle d’Aosta, con cui Barmasse vuole aprire 3 vie nuove sulle tre cime più alte delle Alpi: Monte Bianco, Monte Rosa e Cervino. Dopo la via aperta sul versante italiano del Cervino, in solitaria, lo scorso 8 aprile, pochi giorni fa Barmasse ha annunciato l’imminente tentativo sul Monte Bianco.
Pubblicato da CLIMBING ADDICTED giovedì 4 agosto 2011 alle 09:44
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Pubblicato da CLIMBING ADDICTED venerdì 29 luglio 2011 alle 12:00
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