Lightbox Effect

dove arrampicare a Finale Ligure


1. Caprazoppa

2. Rocca del´Orera

3. Finalborgo

4. Rocca di Perti

5. Placca delle cace Valle

6. Monte Sordo and la Parete Dimenticata

7. Bric Scimarco

8. S. Antonino

9. Pian Marino

10. Bric del Frate

11. Valle Aquila, sinistra

12. Bric Pianarella

13. Bric Spaventaggi

14. Monte Cucco

15. Rian Cornei, Italsider, Burrida, Invidia

16. Rian Cornei

17. Bastionata di Boragni and Val di Nava

18. Rocca degli Uccelli19. Casa del Vacché

20. Lacremà

21. Rocca di Corno

22. Le Manie

23. Capo Noli

24. Lido delle Sirene



Merelli e compagni verso il Manaslu B.C.

news from KATHMANDU, Nepal -- Ultimo giorno di trekking, poi campo base e prove generali di salita. Mario Merelli, Mario Panzeri, Roberto Manni e compagni sono ormai prossimi alle pendici del Manaslu, 8.163 metri, che tenteranno di scalare dalla via normale.

"Il trekking per arrivare quassù è molto lungo - racconta Merelli, raggiunto poco fa al satellitare -. Camminiamo da 6 giorni, ma sulla carta sarebbero otto. Il primo pezzo si snoda in fondo ad una valle dove non prende nemmeno il satellitare. sopra invece si apre, quando appare il Manaslu è una meraviglia".Merelli e compagni saliranno domani al campo base, situato a circa 4.900 metri. Nel frattempo, si godono una giornata di acclimatamento nell'ultimo villaggio del trekking. "Abbiamo finito ora di giocare alla playstation - racconta divertito l'alpinista bergamasco -. Non l'avevo mai provata, e mai avrei pensato di provarla qui per la prima volta: è stato davvero simpatico!". Con la spedizione italiana, stanno salendo diversi altri gruppi diretti sulla stessa montagna. Merelli racconta di aver già incontrato Carlos Pauner, dei coreani e degli altri trekkinisti. "E' un anno freddo questo - dice l'alpinista -. Ora mi aspetta una zuppa calda, a casa mia non l'avrei mai mangiata ma con queste temperature fa davvero piacere! Comunque sembra che non ci sia molta neve sulle montagne. Il tempo è piuttosto bello, soprattutto al mattino. Abbiamo tanta voglia di iniziare a scalare".

tabelle di allenamento per arrampicata

Anche chi non ha intere giornate e palestre private a disposizione può seguire un programma di allenamento completo ed efficace.

Introduzione:
Ovviamente gli esercizi proposti in questo articolo faranno ridere i professionisti dell’arrampicata che dispongono di intere giornate per allenarsi e di palestre private dove provare per ore i vari movimenti, ma possono essere molto utili a tutti quelli che a causa degli impegni di studio/lavoro non riescono a trovare il tempo per allenarsi, oppure hanno altre cosa interessanti da fare. L’idea che stà alla base di questo articolo è che con un tempo variabile da 30 minuti ad 1 ora al giorno è possibile portare avanti un programma di allenamento realmente efficace che può portare chiunque a rimanere allenato.


Gli esercizi proposti devono essere preceduti da alcuni minuti riscaldamento e da alcuni minuti di defaticamento,cioè da esercizi a bassa intensità e poi da allungamenti per evitare di rimanere indolenzi fino al giorno dopo. Per essere efficace questo tipo di allenamento deve essere continuo e non deve quindi prevedere giorni di recupero. Secondo me è possibile saltare qualche allenamento, o allenarsi meno, solo i giorni in cui si è arrampicato molto.Tutti gli esercizi dovrebbero essere eseguiti sul trave, ma anche chi (come me) non possiede tale attrezzo può eseguirli utilizzando lo stipite di una porta, una barra, ecc… va bene qualunque cosa purché la possiate usare per fare delle trazioni. Gli allenamenti devono essere alternati: un giorno forza e un giorno resistenza.

Tabelle di allenamento

Resistenza
a) 50%x43′ recupero
fate la metà del massimo delle trazioni che riuscite a fare (cioè 50% del massimale)3 minuti di recupero Ripetere 4 volte
b)80%x42′ recupero
sospendete a braccia distese l’80% del tempo massimo che riuscite a sospendere (80% del massimale)2′ recupero Ripetere 4 volte


Forza
a)25%x22′ recupero
25% del massimo delle trazioni che riuscite a fare2′ recupero Ripetere due volte
b)100%per braccio x3 3′ recupero
Fate un massimo di tre trazioni con un braccio aiutandovi a qualcosa con l’atra mano (un mobile o una scopa usata come sostegno vanno benissimo). La trazione deve essere fatta completa: da braccio completamente disteso fino a completamente chiuso. Cambiate subito braccio e fate altre tre trazioni.3′ recupero
c)10”per braccio x10 1′ recupero
Sempre con un braccio e aiutandovi con una scopa, dosate la pressione sulla scopa per resistere al massimo 10” sospendendo sulla presa, cambiate subito braccio e sospendete altri 10” poi 1′ di recupero. Ripetere 10 volte


Ultima raccomandazione:
è importante variare le prese su cui eseguire gli esercizi (ovviamente per ogni presa e per ogni modo in cui viene usata deve prima essere calcolato il massimale di trazioni e di sospensione da applicare poi alle tabelle). Durante l’allenamento le vostre prestazioni caleranno un po’ a causa della stanchezza e dello stress a cui sottoponete i vostri muscoli con un'allenamento giornaliero di questo tipo.



Apa Sherpa sale il Sagarmatha per la 19° volta per raccogliere la spazzatura

KATHMANDU, Nepal -- Apa Sherpa, l'uomo che detiene il record di salite all'Everest, dedicherà la sua prossima scalata sulla sacra vetta nepalese alla pulizia della montagna. Dal 1953 ad oggi gli alpinisti passati di qua hanno lasciato troppa sporciazia: è tempo di rimediare ai danni.
Apa Sherpa, 49enne guida alpina delle alte vette himalayane, ha scalato l'Everest 18 volte. Un vero record che però il nepalese ha intenzione di superare. La 19esima scalata è infatti già in programma, e sarà dedicata interamente alla salute della montagna più alta del mondo.

Sherpa infatti ha intenzione di partecipare alla "missione di pulizia" Eco Everest Expedition, durante la quale provvederà a raccogliere e portar via l'immondizia accumulata negli anni dagli alpinisti lungo la salita al monte.

Ma la spedizione non servirà solo a rimuovere lo sporco, perchè Sherpa lascerà sulla montagna un vaso contenente un'offerta sacra rivolta alla Dea Madre, l'Everest appunto.

Secondo il Wwf il gesto ha lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica sulla questione dei cambiamenti climatici in Himalaya e di riportare un atteggiamento più rispettoso verso questa montagna, che per le popolazioni locali è un simbolo sacro.

Apa porterà anche una bandiera con la scirtta "Stop Climate Change; Let the Himalayas Live!" - Stop ai cambiamenti climatici: lasciate vivere Himalaya!. Il problema dei cambiamenti climatici nella regione è infatti molto forte. I ghiacciai himalayani si stanno restringendo a causa della diminuzione delle piogge, e tale riduzione comporta anche una minore disponibilità delle risorse idriche per uomini, animali e piante delle valli sottostanti.

"Sarà dura, ma spero di farcela - ha dichiarato Apa Sherpa -. Se riuscirò a portare in vetta all'Everest questo vaso ne sarò felice, perchè sarà in nome della pace e del clima".



acc male boulder finals


ricordando Patrick Berhault

Patrick Berhault (19 luglio 1957 – 28 aprile 2004) è stato un alpinista francese.
Soprannominato Berobocop, fu grande fuoriclasse sia del free-climbing che dell'alpinismo classico. Prese parte attivamente al rinnovamento dell'arrampicata avvenuto durante gli
anni 1970 (assieme ad altri grandi climbers come Patrick Edlinger, Philippe Martinez o Jean Marc Boivin). In seguito si dedicò anche all'alpinismo d'alta quota. È stato istruttore presso l'ENSA (École nationale de ski et d'alpinisme), all'interno della quale era conosciuto per la sua grande dedizione verso l'etica della montagna (rispetto della natura, pratica senza l'utilizzo di ausili meccanici). Nel settembre del 1991, realizzò una traversata completa del Monte Bianco, mediante il concatenamento di una serie di itinerari molto impegnativi. In particolar modo però, le imprese che lo hanno reso celebre al grande pubblico furono due:
la grande attraversata delle
Alpi, compiuta tra l'agosto del 2000 ed il febbraio 2001, durante la quale, con i compagni Patrick Edlinger e Philippe Magnin, egli concatenò numerose ascensioni di notevole fama e difficoltà, tra le quali la trilogia, Grandes Jorasses, (via Goussaut, René Desmaison), Nord del Cervino, Nord dell'Eiger;
il concatenamento di tutti gli 82 4000 delle
Alpi [1] , da marzo ad aprile del 2004. Durante l'ascensione del Täschhorn, nel massiccio del Mischabel (Canton Vallese), Patrick trovò tragicamente la morte a causa del distacco di una cornice nevosa che lo fece precipitare a valle.
Nel febbraio del 2003, assieme a Philippe Magnin, partendo da un campo base installato sul versante italiano del
Monte Bianco, concatenò le 8 più belle vie di ghiaccio e le otto più belle vie di misto del massiccio, impresa che valse ai due alpinisti francesi il premio Cristal 2003, consegnato dalla Federazione Francese di Montagna ed Arrampicata Fédération française de la montagne et d'escalade (FFME).
Dopo numerose spedizioni himalaiane, Berhault riuscì a conquistare l'
Everest, il 23 maggio 2003, in occasione del cinquantenario dalla prima ascensione. Partito da campo 4 a mezzanotte, arrivò in vetta alle 6.30.




L'artista dell'arrampicata!


Marco Confortola e l'ANNAPURNA



Moro e Urubko: completata la prima invernale sul Makalu


KATHMANDU, Nepal -- "CIMA! CIMA! CIMA!!" Scoppia di gioia la voce di Simone Moro, che quest'oggi alle 14, ora nepali, ha realizzato il sogno della prima invernale al Makalu con l'amico Denis Urubko. L'alpinista ha telefonato qualche minuto fa dalla tenda a 7.700 metri di quota. "In cresta c'era un vento che ci portava via - ha detto -. Veramente, è stata una lotta. ma abbiamo stretto i denti, volevamo mettere la parola fine, dopo trent'anni. E adesso non c'è più nessun ottomila, in Himalaya, inviolato d'inverno".
9 febbraio 2009. Segnatevi questa data e ricordatevi questo istante, cari lettori. E' storia. Alle 14 di oggi, ora nepalese, Simone Moro e Denis Urubko hanno toccato la cima del Makalu, 8.473 metri, siglando la prima salita invernale assoluta della montagna. Il Makalu è infatti l'unico ottomila himalayano a non essere ancora stato salito d'inverno, nonostante numerosi e illustri tentativi in passato.L'anno scorso, Urubko e il compagno russo Serguey Samoilov erano riusciti a raggiungere "solo" i 7.400 metri di quota, prima di essere respinti da venti infernali che, in alcuni tratti, li avevano perfino sollevati da terra. Quest'anno, Urubko e Moro hanno fatto il passo che mancava. E sono arrivati lassù. Stringendo i denti. Nonostante il freddo, il gelo e la bufera. "Stamattina quando siamo partiti c'era meno quaranta - ci ha detto Moro poco fa -. Sulla cresta in certi tratti c'era un vento che ti buttava via. Ma non abbiamo mai mollato. Alle due di questo pomeriggio eravamo in vetta. 8.473 metri. Ma è stata dura, dura... davvero una lotta. Altro che lo Shisha Pangma, 8.027 metri... Qui, a quella quota, devi iniziare a "giocare" sul serio. E quegli ultimi metri, infernali. Ma ce l'abbiamo fatta". E' un fiume in piena, Simone Moro, non riesce più a fermare le parole. Non sa più quali usare per dare sfogo alla gioia, alla soddisfazione di aver realizzato un sogno come questo, e di averlo fatto con l'amico Denis Urubko. Dopo due anni di tentativi invernali al Broad Peak, ecco finalmente il premio a tanti mesi di sforzi, di sacrifici e di sogni soltanto sfiorati. "Ora siamo nella tenda a 7.700 metri - racconta Moro - fuori c'è una bufera infernale. Che vento! Ma io e Denis stiamo bene, non abbiamo congelamenti, niente. Stanotte dormiamo qui, domani mattina appena spunta il sole scendiamo e ritorniamo al base. Abbiamo fatto la cima!"Simone Moro, 41 anni, con questa salita, mette un'altra strepitosa firma nell'esclusiva e ristretta lista di alpinisti che possono vantare prima invernale su un ottomila. Una lista che parla perlopiù polacco, in cui Moro era entrato nel 2005 salendo in prima invernale lo Shisha Pangma insieme a Piotr Morawski. Per Urubko, fuoriclasse kazako ormai noto al grande pubblico per le sue incredibili scalate tra cui figura la Nord del K2, si tratta del primo successo invernale e del 13esimo ottomila salito senza ossigeno.







trekking all'Annapurna B.C.


Chris Sharma all'Arco di Mallorca

Chris Sharma cavalca le onde... no, non proprio le onde, ma l'enorme arco che era diventato suo progetto sull'isola di Maiorca, in Spagna. E lo fa ancora una volta in stile DWS, ovvero Deep Water Soloing che significa arrampicare slegato sopra il mare. Secondo Josh Lowell di Big Up productions, la via di Chris sale sul lato rovesciato dell'arco e i pasaggi chiave sono composti di un lancio di due metri a 10 metri sopra il mare, seguito da un ristabilimento boulderoso 5 metri più in su! La via attualmente non è stata gradata, ma Sharma paragona i preparativi per il progetto (una serie di viaggi e circa 50 tentativi solo per il lancio!) alla sua Realization a Ceuse. Inutile dire che alle difficoltà tecniche vengono ovviamente aggiunte anche quelle psicologiche... e si capisce perchè lavorare i movimenti così in alto sopra il mare ha portato il progetto ad un livello completamente nuovo per l'americano.