Lightbox Effect

easy boulder lady



buon week end da Climbing Addicted



Free solo in mostra al museo di Messner

CASTEL FIRMIANO, Bolzano — “Free Solo 1911-2011, da Paul Preuß a Alex Huber”. E’ la nuova esposizione in mostra al Messner Mountain Museum Firmian a Castel Firmiano, in Alto Adige, dedicata all’arrampicata libera. E’ lo stesso Reinhold Messner a tirare le fila di un discorso che va avanti da un secolo e a cogliere il cuore di questa disciplina: tra ricostruzione storica ed evocazione spirituale della scoperta della libertà.

Sono passati cento anni da quando il purista viennese Paul Preuß apriva alcune vie dolomitiche in arrampicata libera e definiva nei suoi scritti i principi della sua scalata, nel segno della libertà, della sicurezza e del rispetto. Oggi Alexander Huber è tra i protagonisti del free solo nel mondo verticale, uno dei molti seguaci della filosofia di Preuß. Messner lo ha preso come punto di arrivo di discendenza lunga un secolo, come secondo termine di paragone di un modo di scalare diventato ormai sinonimo di purezza e libertà.

La mostra temporanea, ieri presentata dal re degli ottomila alla stampa italiana, è aperta dallo scorso marzo e sarà visitabile fino a novembre 2011 presso la sede centrale del museo della montagna di Messner, il Messner Mountain Museum Firmian a Castel Firmiano, in Alto Adige.


“Free Solo”, il cui sottotitolo è un verso di Friedrich Schiller, “sulle montagne si trova la libertà”, si articola in tre parti. Una è di carattere storico: mette insieme gli scritti di Messner con la raccolta di reperti, e si propone di ripercorrere l’evoluzione dell’arrampicata libera. La seconda mostra questo tipo di arrampicata dal punto di vista dell’arte, attraverso il ciclo di dipinti del tedesco Franz Leander Neubauer, per il quale la montagna rimane l’ultimo luogo selvaggio sulla terra, culla nostalgica della nostra civilizzazione. Infine la terza è un’emozionante documentazione video dedicata all’alpinista Alexander Huber.

La mostra è parte integrante della visita museale ed è visitabile tutti igiorni, eccetto il giovedì, dalle 10 alle 18.


Geco Hard Block 2011 - Voghera (PV)


thanx Mauri


video della salita lampo di Ueli Steck allo Shisha Pangma


aggiornamenti da M&M dal Dhaulagiri

25 Aprile - Al base
Nella tarda mattinata Mario e Zaffa sono rientrati al campo base. Il tempo è nettamente migliorato e si è messo al bello! Un paio di giorni di riposo, giusto il tempo di riprendersi dalla fatica accumulata e poi si riprende a salire. Prima di proseguire verso altitudini maggiori, al campo 1 deve essere trasportato tutto il materiale necessario per i campi in quota. Buon riposo quindi ed a presto con i prossimi aggiornamenti.
25 Aprile - Campo 1

Finalmente il campo 1 è attrezzato. Ci sono volute 12 ore di salita nella neve alta ed un pernottamento intermedio nel tratto di falsopiano. “Siamo in tenda a 5635 metri – scrive Mario – stanchi morti ma felici. Siamo stati i primi ad arrivare, ma nella zona dove solitamente viene allestito il campo, c’era una fitta nebbia. Quando ha cominciato a diradarsi abbiamo trovato un buon posto per piazzare la nostra tenda. Più tardi sono arrivati sette sherpa ma senza il materiale, hanno fatto un deposito sotto i grandi crepacci. Si tratta comunque di un ottimo allenamento per le fatiche che ci aspettano nei prossimi giorni”. Dopo aver sistemato il campo si sono concessi il meritato riposo, ristorati dal the caldo. Il loro pranzo pasquale è stato solo posticipato ad oggi, al rientro al campo base, dove Mario e Marco hanno intenzione di festeggiare e recuperare le energie per qualche giorno, prima di riprendere l’avvicinamento verso la vetta di questa spettacolare montagna. Anche se in ritardo, auguriamo loro un buon “pranzo pasquale”.

23 Aprile - Nuovo peggioramento
Nuovo capovolgimento di fronte sulle pendici del Dhaulagiri, ha ricominciato a nevicare e Mario ci aggiorna quasi in tempo reale: "pomeriggio nuvoloso con un pò di neve". Speriamo che le nuvole si dissolvano in fretta e rimaniamo in attesa del prossimo messaggio.
23 Aprile - E’ iniziata la salita
Finalmente il tempo si è girato al bello e i nostri alpinisti hanno cominciato la salita verso il campo 1. Mario ci racconta che la nevicata è stata abbondante tanto che nel primo pezzo ripido sprofondavano nella neve fino alla vita. Un po’ meglio invece nel falsopiano dove raggiungeva “solo” i 30 centimetri. Le condizioni del tracciato li hanno quindi obbligati ad interrompere la salita ed attrezzare un campo provvisorio dove passare la notte, in attesa di riprendere a salire fino ai 5800 metri del campo 1 che dovrebbero raggiungere domani. Il tempo rimane comunque bello, Mario e Zaffa vi inviano i loro più sinceri auguri di buona Pasqua. A presto con i prossimi aggiornamenti.
21 Aprile - In attesa

Un breve spiraglio di bel tempo ha permesso lo svolgimento della Puja ma si è trattato solo di una pausa passeggera. Il cattivo tempo non ha impiegato molto a ritornare. Neve e vento la fanno da padroni al campo base del Dhaulagiri e Mario ci fa sapere che la partenza dovrà essere rimandata a quando smetterà di nevicare. Per maggiore sicurezza bisognerà anche attendere che la montagna abbia finito di scaricare la coltre bianca scesa in questi giorni. Attraverso Mireia giunge il forte abbraccio di Mario a tutti coloro che lo stanno seguendo in questo nuova ed impegnativa avventura. Restiamo anche noi in attesa che il sole torni a farsi vedere dalle parti del Dhaulagiri.

Cho Oyu - aprile 2011


foto scattata da Rain Rongpuk alle ore 5:30/6:00
a 3 ore dal Cho Oyu B.C.


Annapurna, breaking news: Abele Blanc in cima. E sono finalmente 14!

Abele Blanc in vetta (foto archivio)


KATHMANDU, Nepal — La sua spedizione è stata top secret per settimane. Nessuno sapeva che fosse partito, nessuno sapeva che stesse scalando quel gigante himalayano di 8.091 metri, l’ultimo dei suoi 14 ottomila, che per lui portava una sorta di “maledizione”. Dopo dieci anni di tentativi, di cui due esperienze davvero tragiche, Abele Blanc ha finalmente avuto ragione dell’Annapurna: è salito in vetta questa mattina ed ora è impegnato nella discesa dalla montagna.

“Scalare tutte le 14 vette piu’ alte della Terra è un sogno che coltivo dal 1982 – aveva detto l’anno scorso l’alpinista valdostano, alla vigilia dell’ennesimo tentativo all’Annapurna -. Più volte ho tentato invano l’Annapurna, l’ultima cima che mi manca. Potevo rinunciare e smettere, ma ho scelto di riprovarci”. Anche nel 2010, però, era andata male: Blanc aveva scelto di salire l’Everest, prima dell’Annapurna, per acclimatarsi. Ma la cima si fece attendere più a lungo del previsto e non restò abbastanza tempo per la seconda spedizione.

Quest’anno, forse per scaramanzia, forse per cercare una miglior concentrazione senza la pressione dei media, Blanc ha scelto di non dire niente a nessuno. Nell’ambiente circolavano voci sul tentativo in corso, ma era impossibile trovarne conferma.

La più bella delle conferme è arrivata così proprio oggi, insieme alla notizia della vetta. Blanc è arrivato in cima poco dopo le 13, ora nepalese. Ora Blanc sta scendendo dalla montagna, diretto a campo 3 installato a circa 7000 metri di quota.

Blanc è quindi il terzo italiano, dopo Reinhold Messner e Silvio “Gnaro Mondinelli, ad aver salito tutti i 14 ottomila della terra senza ossigeno. E proprio da Mondinelli, amico e compagno di tante spedizioni, arriva il primo entusiastico complimento al successo finalmente agguantato: “Brào vècio!”, è il grido lanciato all’amico.

“Siamo fieri per l’impresa di Abele Blanc, una vita dedicata al mestiere di guida e alla passione per la montagna – ha detto il presidente della Regione Valle d’Aosta e dell’associazione Forte di Bard Augusto Rollandin -, Abele è il testimone dell’eccellenza delle guide della Valle d’Aosta e della loro caratura internazionale: con lui oggi la Valle d’Aosta scrive una importante pagina della storia dell’alpinismo”.

Blanc ha salito il suo 13esimo ottomila nel 2001, il Dhaulagiri. Poi sono iniziati i sei tentativi all’Annapurna, che si sono rivelati drammatici nel 2005, quando una valanga travolse la spedizione uccidendo Christian Kuntner e procurando a Blanc 5 costole rotte, e nel 2006, quando dovette improvvisamente rientrare per una tragedia familiare.


Hervè e la sua via del Cervino


Chris Sharma: First Round First Minute


Annapurna Range da Sarangkot - Pokhara

click the picture to feel good!

aggiornamenti da M&M dal Dhaulagiri

19 Aprile - Ancora cattivo tempo
"Niente Puja con il brutto tempo, nuvoloso, poca neve ma vento molto forte". Il nuovo messaggio di Mario non fa altro che confermarci che il cattivo tempo prosegue e gli alpinisti sono fermi al campo base. La Puja, cerimonia religiosa di propiziazione delle divinità della montagna è stata rimandata ai prossimi giorni di bel tempo quando Marco e Mario potranno cominciare la salita verso campo 1 con l'attrezzatura necessaria per l'allestimento. Per il momento quindi ancora riposo assoluto.

18 Aprile - Aggiornamento.
In un sms delle 12 circa Mario scrive: “Il tempo è cambiato, neve e forte vento. Riposo e attesa…” Domani quindi… chissà!!!! A presto. Patrizia.


18 Aprile - Domani si comincia!

Buon giorno a tutti! Tranquilli i due giorni trascorsi da Mario e Marco al campo base del Dhaulagiri. Gli ultimi due bidoni coi materiali sono arrivati ieri, e il campo è stato sistemato, pronto ad accoglierli ogni volta che scenderanno dai campi alti. Il tempo si è messo al bello, a parte “quattro nuvole al pomeriggio” come scrive Mario! Oggi giornata importante perché verrà celebrata la Puja, cerimonia religiosa che invoca la benedizione delle Divinità che risiedono sulle montagne. E’ sempre un momento di forte emozione, i rami di ginepro e l’incenso vengono accesi e le volute del fumo si alzano verso il cielo, mentre nuove bandiere lasciano libere di volare in alto le preghiere stampate su di esse. Poi domani si comincia! “Se il tempo tiene domani saliamo verso il campo 1, a circa 5800 metri, portando su tende e materiali”. Insomma mentre la montagna sta scaricando la neve delle ultime precipitazioni il tempo del “riposo” per i nostri amici è finito! E’ ora quindi di dare anche qualche informazione di più sul Dhaulagiri, la Montagna Bianca, che con i suoi 8167 metri è il settimo monte della terra. In realtà il Dhaulagiri è un massiccio composto da 10 cime, che con la vicina Annapurna fa da parete a una valle profondissima, quella scavata dalla Kali Gandaki. La sua vetta venne raggiunta per la prima volta il 13 maggio 1960 da una spedizione svizzero austriaca di cui faceva parte anche Kurt Diemberger. Diverse sono le vie di salita e Mario e Marco seguiranno quella chiamata “dei francesi” lungo la quale sono previsti 3 campi, il primo a circa 5800 metri, il secondo a 6600 e il terzo, da cui si parte poi verso la vetta, a 7300 metri. Tanta strada vero? Dei passi che Mario e Marco faranno nei prossimi giorni vi racconteranno Luca, che provvede sempre a inserire nel sito le notizie, e Mireia, il tramite diretto e costante con Mario. Io partirò infatti domani per… il Nepal, e non sarò lontano dal Dhalaugiri anche se esattamente dalla parte opposta rispetto al versante su cui si trovano M & M! Là infatti c’è una piccola scuola, quella di Mitcha, che molte persone sostengono attraverso la mia associazione, Eco Himal. Se volete curiosare il sito è www.ecohimal.it Un viaggio breve quello che farò e all’inizio di maggio sarò ancora qui a raccontare!


GLI SPETTACOLARI - Kailash 6638 mt.


Il monte Kailash (Devanagari: कैलाश पर्वत) (Kailāśā Parvata) è una montagna appartenente alla catena dei monti Gangdisê che fanno parte dell'Himalaya nel Tibet. Da qui traggono fonte alcuni dei fiumi più lunghi dell'Asia: l'Indo, il Sutlej (un importante affluente del fiume Indo), il Brahmaputra, e il Karnali (un affluente del fiume Gange).

La montagna è considerata come un luogo sacro per quattro religioni: Induismo,Buddhismo, Giainismo e Bön. Nella religione indù, è considerata la residenza di Shiva. La montagna si trova nei pressi del lago Manasarovar e del lago Rakshastal sempre in Tibet.

Non sono stati registrati tentativi di scalare il Monte Kailash, poiché il luogo sacro non è considerato scalabile in ossequio alle credenze buddiste e indù. È il più significativo picco nel mondo che non ha avuto alcun tentativo di arrampicata noto.


Hervè Barmasse apre nuova via in solitaria sul Cervino

Cervino ed Herve Barmasse


CERVINIA, Aosta — Una nuova via in solitaria e in puro stile alpino sul Cervino, 4.478 metri. Una cosa che solo Walter Bonatti, sinora, aveva fatto. E’ questa la splendida impresa realizzata nei giorni scorsi da Hervè Barmasse, il giovane fuoriclasse valdostano che ormai ogni anno regala emozioni sia sulle cime Himalayane che su quelle di casa. La via, ad alta difficoltà tecnica, si snoda sul versante italiano del Cervino. E a quanto pare si tratta della prima di una trilogia mozzafiato di vie nuove da aprire anche su Monte Rosa e Monte Bianco.

La via è datata 8 aprile 2011. Barmasse si è mosso su un tracciato inedito, che arriva al Picco Muzio (4.235 metri), oltre il quale si arriva alla cima da vie già esistenti. Prima ha superato un ripido canale ghiacciato di 500 metri e poi ha scalato i restanti 700 metri di roccia, marcia e altamente friabile, per sbucare in cima al calar del sole. La salita, durata in totale 5 giorni con 3 notti sul Cervino, è stata compiuta con cielo sereno, ma in condizioni di freddo e vento che in alcuni casi ha raggiunto anche i 60 chilometri orari.

“Quando ho raggiunto Picco Muzio – racconta Barmasse -, tutto lo stress e la paura di non riuscire a portare a termine la scalata sono scomparsi all’improvviso e sono rimaste solo felicità e una grande pace interiore. Ero consapevole di essere riuscito a fare qualcosa di grande, ma soprattutto ero felice di non dover più scalare sulla roccia marcia. Sopra di me c’erano solo il cielo e le prime stelle della notte”.

In allegato vi regaliamo le prime immagini della spettacolare salita di Barmasse, in attesa del video dell’impresa, girato con il cineflex, che pubblicheremo nei prossimi giorni.

E preparatevi: questa è solo la prima di altre grandi emozioni che questa primavera estate Barmasse ci regalerà sul Monte Rosa e sul Monte Bianco. La via sul Cervino, infatti, è solo la prima parte della trilogia Exploring The Alps, un progetto che Barmasse realizzerà con il supporto di The North Face e dalla regione autonoma Valle d’Aosta, che prevede l’apertura di tre nuove vie sulle tre cime più alte delle Alpi, ciascuna delle quali verrà scalata con uno stile d’ascesa differente. Lo scopo è spingere sempre più in là i limiti dell’alpinismo, proprio su quelle vette dove questa disciplina è nata.

“Sponsorizzando questo progetto – ha detto Aurelio Marguerettaz, Assessore regionale al Turismo, Sport, Commercio e Trasporti -, vogliamo avvicinare quante più persone possibile alla montagna e alle sue inarrivabili bellezze naturali, promuovendo inoltre una sana cultura sportiva e dell’alta quota nella Valle d’Aosta. Exploring the Alps farà rivivere lo spirito alpinistico più autentico proprio nella sua terra d’origine”.




L' Oscar dell'alpinismo viene dal mare

Assegnati i "Piolets d’Or" a due spedizioni straniere, una in Groenlandia con campo base su una barca.

Girare il mondo in cerca d’avventura e vincere l’Oscar dell’alpinismo. Dal mare, dall’oceano della Groenlandia. E come campo base una barca a vela da 10 metri capitanata da un padre protestante scozzese di 75 anni, trovato per caso, anzi via Internet. Quattro uomini a zonzo, o quasi: tre belgi e un americano. A loro va il «Piolet d’Or» di Courmayeur-Chamonix: al cielo lo alza il religioso. Premio in comproprietà, perché la giuria guidata dall’australiano Greg Child ha appaiato quest’avventura all’impresa dei giapponesi Katsutaka Yokoyama e Yasushi Okada sul Mount Logan, in Canada. Belgi e americano con il supporto del prete-skipper sono arrivati in cima a nove grandi muri della costa Ovest della Groenlandia; i giapponesi hanno dovuto dormire tre notti in parete per raggiungere la vetta del Logan (5959 metri) lungo la via sudest di due chilometri e mezzo.

Il «Piolet» esce così dagli schemi e va a scovare un alpinismo di ricerca e di viaggio con difficoltà tecniche da capogiro. I fratelli Olivier e Nicolas Favresse, Sean Villanueva O’Driscoli e Ben Ditto sono stati tre mesi sulla più grande isola del pianeta, per due terzi di ghiaccio. A caccia delle «Big Wall», come ormai si definiscono le pareti a muro, che a guardarle le pensi impossibili da affrontare. I Favresse non sono certo nuovi a imprese sui monti: dalla Patagonia al Karakorum, dall’Himalaya alla Terra di Baffin. «È un divertimento», dicono. All’insegna della leggerezza, usando con parsimonia i chiodi. Sono puristi: niente trapani, niente chiodi a espansione. E suonano. Dice Sean, di origine spagnola con in testa le musiche irlandesi: «Con il maltempo o nelle soste riempiamo il silenzio con le note». Sean al flauto e i due fratelli con mandolino e fisarmonica.

Sono professionisti, hanno almeno sei sponsor, ma la loro grande personalità li rende liberi. «Vagabondi e felici», dice Nicolas, che vive in un camper che si è arrangiato da solo. Niente casa? «No, sono sempre zaino in spalla. Vivo in Belgio al massimo tre mesi l’anno, per trovare genitori e parenti e fare le pratiche di routine».

Casa Favresse è nei campi, alla periferia di Bruxelles. Papà tipografo in pensione, mamma professoressa. Nel Dna vacanze originali. Dal «plat pays», come cantava il belga Jacques Brel, alle montagne più sperdute. Come? «Dal mare», risponde Nicolas, 31 anni. Tutto cominciò quando lui e il fratello seguirono il padre su una barca a vela di 6 metri per girare il Mediterraneo. «Papà ci ha provato, non aveva mai fatto mare». La famiglia con i due bimbi di 5 e 6 anni costeggia Corsica e Sardegna. Nicolas: «Mio padre si è procurato due corde perché vedeva che Olivier e io ci divertivamo a nuotare nelle grotte. Poi abbiamo cominciato ad arrampicarci».

La svolta a 15 anni, quando i due fratelli vanno nel Sud del Belgio dove c’è l’unica falesia, con pareti di calcare. E lì incontrano Sean. Con lui la professione di alpinista e l’avventura. E le Alpi? «Poco - risponde Nicolas -. Troppo affollate». Olivier: «Lo spirito è guardare una montagna, innamorarsene e provarci, senza tanto studio. Si va e basta».

Nei giorni scorsi, in attesa del «Piolet» a Courmayeur hanno affrontato con gli sci la discesa della Vallée Blanche, 15 chilometri nel cuore del Bianco. Con loro c’era anche il «capitano» Bob Shepton, il religioso scozzese che per un periodo ha fatto il maestro di sci a Chamonix. Racconta Nicolas: «Una guida alpina italiana, Michele Maggioni, ci ha dato il contatto Internet con Bob. Lui era là in Groenlandia. Noi siamo andati sull’isola in aereo, poi dopo le salite siamo tornati in Scozia in barca, attraversando l’Oceano. Meglio arrampicare».

Sui muri affacciati sulle gelide acque groenlandesi hanno trovato difficoltà inattese. «Licheni, e gli uccelli che continuavano a volare sopra di noi bombardandoci con escrementi». La via più difficile è la «Impossible Wall», 850 metri. L’hanno superata in 11 giorni. Su uno dei nove muri sono riusciti a far salire anche Bob.

Niente musica e parete studiata in modo minuzioso, invece, per i giapponesi Yokoyama e Okada, che hanno fatto bis: a ottobre Seul li ha premiati per l’impresa in Canada con il Piolet d’Or dell’Asia.

Tratto da LASTAMPA.IT

Steck e Bowie tentano 3 ottomila in una stagione

Ueli steck (photo courtesy www.uelisteck.ch)


KATHMANDU, Nepal — La sud dello Shisapagma, il Cho Oyu e l’Everest dal versante tibetano. E’ più che ambizioso l’obiettivo di Ueli Steck per la primavera 2011: l’alpinista svizzero tenterà, con il compagno di cordata americano Don Bowie, di scalare tre cime di ottomila metri in meno di due mesi. Il gruppo è entrato in Cina domenica scorsa, 10 aprile, e si sta dirigendo verso lo Shisha, 8.013 metri, il primo obiettivo della serie.

Steck ha all’attivo solo due ottomila: il Gasherbrum II salito nel 2009 dalla via normale e il Makalu, salito anch’esso dalla via normale nella primavera 2010, dopo un fallito tentativo di solitaria sul pilastro ovest. Don Bowie, invece, ha scalato K2 e Gasherbrum I. Quest’anno, il duo ha deciso di uscire dalla “normalità” e di tentare la performance in Himalaya facendo “numero”.

Nelle scorse settimane, Steck si è dedicato alle scalate in Nepa per acclimatarsi. Ha salito il Lhobuche e la nord del Cholatse – considerata da molti una delle pareti più difficili del Nepal – insieme a Freddie Wilkinson. Steck è detentore del record di velocità sulla Nord dell’Eiger, e ha vinto il “Piolet d’Or” nel 2005.

La notizia della spedizione sui 3 ottomila, riportata dall’Asian Trekking, è arrivata solo in questi giorni e al momento non sono disponibili ulteriori dettagli. Steck e Bowie tenteranno lo Shisha insieme allo svedese Niklas Hallstrom. Poi proseguiranno da soli. Al campo base saranno supportati da Robert Frost e Alfred Widmer.


The North Face Endurance Tour 2011


The North Face ti da la possibilità di provare le nuove "Single Track" e le nuove "Single Track TH" presso il "Campo sportivo" di Pecetto di Valenza (AL)
SABATO 28 MAGGIO 2011 alle ore 10:00

iscrizioni presso: "Arco Sport"
corso la marmora, 35 - Alessandria



boulder Italian style: Nicolò Ceria


Intervista a Nicolò Ceria, uno dei più forti giovani boulderisti italiani.
Nicolò Ceria è uno dei tanti studenti che frequentano il quarto anno del liceo: non sa ancora bene cosa vuol fare quando finirà la scuola. Deciderà con calma, ma una cosa è quasi certa: l'arrampicata e il boulder, farà parte della sua vita. Non potrebbe essere altrimenti: il ragazzo di Biella fa parte di quella nuova generazione di climbers che ha iniziato - nel 2002 - sulla plastica (leggi nella palestra gestita da uno dei più forti climber italiani, Alberto Gnerro) ma poi, quando sei anni più tardi si è dedicato alla roccia ha iniziato a macinare un boulder difficile dopo l'altro, con un ritmo ed una progressione verso l'alto incessante e a dir poco impressionante. Dopo una quarantina di boulder di 8a, nove 8a+ e cinque 8b sparsi tra Cresciano, Chironico, Varazze, Fontainebleau, Magic Wood eil Peak District, ci è sembrato che fosse arrivata l'ora di conoscerlo meglio.

Nicolò, per te il boulder è...
Per me il boulder è la massima espressione della scalata. Trovo sia un gesto molto libero e tutte le tue forze sono concentrate in pochissimi movimenti e in momenti molto brevi di arrampicata. Solitamente prediligo i boulder che hanno 3-4 movimenti, dove la difficoltà del problema è concentrata e bisogna dare il massimo su passaggi molto intensi.

Mentre la corda...
Scalare in falesia non mi dà le stesse emozioni che provo quando faccio un blocco, non amo arrampicare per dei metri dove entra in gioco la resistenza. Per me è più stimolante provare una linea in cui la difficoltà è super concentrata in pochissimi metri. Detto questo, sono quasi sicuro che prima o poi dedicherò dei periodi a scalare anche con la corda, soprattutto per cambiare lo stile e staccare un po' la testa dal boulder, anche se non ho ancora deciso quando farlo.

Negli ultimi anni hai fatto un enorme salto di qualità. Come te lo spieghi?
Sicuramente il salto che ho fatto negli ultimi 2 anni non è dato da un fattore soltanto. E' stato molto utile scalare sulla roccia con costanza e questo mi ha certamente permesso di migliorare sulla resina e quindi anche durante le gare. Un’altra cosa che mi è servita molto è stata quella di allenarmi con amici più forti di me, grazie a loro ho trovato la motivazione per continuare ad allenarmi e ho cercato al massimo di prendere esempio dai più bravi per migliorare.

Dove sei ancora carente?
Sono carente sono molti aspetti, se parliamo di gare sicuramente il mio punto debole è la testa e il fatto che non sono completo in tutti gli stili di scalata. Sono carente dal punto di vista della flessibilità, faccio fatica quando mi trovo in passaggi dove la scioltezza fa la differenza e devo trovarmi un altro modo per passare. Inoltre, in alcuni periodi non ho quella forte motivazione per fare un blocco, che sia in gara o sulla roccia, e di conseguenza mi trovo senza soddisfazioni che ritornano poi nel periodo in cui ho la motivazione è più alta. Sicuramente ho moltissimi aspetti da allenare e da migliorare.

Le gare sono quindi fonte di stress?
Per me le gare sono una parte molto complessa di questo sport, a volte anche se ti senti in forma vanno male oppure altre volte vanno bene anche se non sei al top. Entra molto in gioco la testa e quest’ultima è una cosa che faccio fatica ad allenare. In alcune stagioni precedenti ho fatto solo gare evitando quindi di andare fuori a scalare oppure andarci saltuariamente e questo mi portava a fine stagione in cui non avevo più nessuna voglia di fare competizioni. Negli ultimi 3 anni invece ho più che dimezzato il numero stagionale delle gare dedicandomi anche alla roccia soprattutto in inverno, così facendo arrivo in primavera motivato per farle e ho più tempo per gestirle meglio. Devo dire che ultimamente prediligo la scalata sulla roccia ma le gare comunque occupano ancora gran parte dei miei obiettivi stagionali e le considero come una cosa importante.

Sulla roccia, flash o lavorato?
Sono due stili totalmente diversi. Quando vuoi provare un blocco flash devi avere tutto in testa e non puoi sbagliare assolutamente nulla. Hai una possibilità e basta e chiaramente ti da grande soddisfazione se la centri. Il lavorato invece è completamente diverso, quando provo un blocco duro magari ci metto dei giorni a capire come passare e a trovare i giusti metodi, e talvolta continuare a provare lo stesso blocco per dei mesi diventa un’ossessione. A livello di soddisfazioni mi rende più contento salirne uno in stile lavorato rispetto ad uno flash.

Come si misurano le performance sui boulders? Ultimamente si legge in quanti minuti, ha senso?
Sicuramente se la salita di un blocco difficile avviene in poco tempo la realizzazione è più grande. Ma non penso che alla fine conti così tanto, i gradi sono molto soggettivi e quindi secondo me è difficile avere un parametro di misura uguale per tutti, ognuno ha stili di scalata diversi da altri quindi ogni blocco e differente per qualsiasi persona.

Domanda stupida, ma forse non impossibile: pensi che in futuro le miglior performance verranno fatte di notte, per avere le condizioni ottimali?
No, non penso. Alla fine le condizioni ottimali le trovi sempre con il freddo e il sole. Per me le night session rimangono sempre un gioco per scalare in un modo un po' più diverso dal solito.

Chi sono quelli che ti hanno ispirato?
Non ho una leggenda in particolare. Ammiro molto le persone che scalano per il piacere di scalare dando solamente una relativa importanza al grado e che non sono fissati solamente su questo concetto di difficoltà. Penso che Fred Nicole sia una delle persone che ho ammirato di più sin da piccolo. Ha davvero portato avanti il livello del boulder e ha scalato nei posti migliori del mondo aprendo delle linee pazzesche che sono ancora di riferimento tutt’oggi.
C'era una volta, non tanto tempo fa, quando il boulder Italiano era ai vertici internazionali - Calbani Campione del Mondo, Core che dominava la Coppa, ed entrambi che hanno aperto boulder di riferimento a Meschia e Varazze... Adesso come è la salute del boulder italiano?
Purtroppo in quegli anni io non arrampicavo ancora, o comunque ero agli inizi e sentivo solo parlare di questi grandi campioni che dominavano l’ambiente internazionale a quel tempo. Per quanto riguarda le competizioni non credo che attualmente ci sia il livello che c’è stato in quegli anni, invece parlando per la scalata fuori credo che ci siano alcune persone che non sono molto distanti da ciò che hanno fatto loro, anche se sono stati proprio Core e Calibani a sviluppare e alzare notevolmente il livello del boulder in Italia. Hanno aperto i blocchi che sono ancora adesso i più duri nel nostro paese e alcuni ancora in attesa di ripetizioni, liberando i primi 8c blocco italiani e il primo probabile 8c+.

Hai svariati 8b al tuo attivo. Domanda per una probabile risposta impossibile: ma quanto sarà difficile l'8C boulder?
Innanzitutto dei cinque 8b che ho salito fino ad ora, la maggior parte sono considerati “soft” per il grado, a parte gli ultimi due. Sicuramente il livello da 8b lo trovo ancora distante dai miei standard. Per quanto riguarda gradi come l’8b+ e l’8c ho dei progetti ma sono tutti a lungo termine, non ne ho mai provato uno seriamente e penso che tutt’ora abbia ancora molto da lavorare per raggiungere una cosa simile. Credo comunque che il grado sia una cosa motivazionale che ti spinge sempre a voler migliorare, ma alla fine trovo che quello che conti veramente sia la bellezza della linea e dei movimenti al di là della difficoltà.

Dove aprirai i tuoi boulder?
Non ne ho idea. Vicino a casa mia ci sono poche aree e non sono un gran che. Da quello che ho visto ci sono dei posti in Valle d’Aosta con un sacco di potenziale e di roccia completamente nuova. Se voglio pulire o aprire qualcosa nei prossimi
mesi, sarà lì il posto giusto. Vedremo.


Mezzalama 2011

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Storia e leggenda
della sci-alpinistica più alta del mondo
Un buon sciatore fa un passo e arriva
Fin dove l'orecchio sente, ne fa un altro e
Arriva fin dove l'occhio vede
(da un'antica cronaca svedese)

Trofeo Mezzalama ovvero la maratona dei ghiacciai. Una maratona con gli sci, e per l’esattezza sci da alpinismo, quelli ad attacchi mobili che si usano per la discesa, ma anche e soprattutto per la salita incollando le “pelli di foca” sotto la soletta. I ghiacciai su cui si svolge la parte nevralgica del percorso, sopra i tremila metri e superando in due tratti del percorso perfino i quattromila, sono quelli valdostani che ammantano le vette del Monte Rosa, a monte di Cervinia, di Champoluc e di Gressoney.
È sempre stata una gara-evento essendo la prova di scialpinismo più alta delle Alpi poiché supera la vetta del Castore (m 4226) e il Passo del Naso dei Lyskamm (m 4150). È anche la gara più classica perché è nata nel 1933, nell’epoca in cui sorgevano le prime stazioni sciistiche e i primi impianti di risalita, ma il Trofeo Mezzalama è rimasto fedele all’autentico sci-avventura dei pionieri che allora come oggi affronta l’alta montagna senza alcun aiuto meccanico, il vero fuoripista sia in salita, sia in discesa.

Lo sviluppo dello scialpinismo dopo la Grande Guerra fu incoraggiato dall’intensa attività esplorativa del torinese Ottorino Mezzalamache all’inizio degli anni Trenta, un segmento dopo l’altro, era ormai riuscito a collaudare una grande haute-route dell’arco alpino, dalle Alpi Liguri al Brennero. Quando Mezzalama il 23 febbraio 1931 cadde vittima di una valanga presso Vipiteno, tra gli amici torinesi del Cai, dello Ski Club Torino e del Club Alpino Accademico balenò l’idea di ricordarlo e di tramandarne la passione con una gara internazionale in alta montagna, di impegno sportivo senza precedenti, aperta a cordate di tre elementi: il Trofeo Mezzalama.
La sua storia, piuttosto movimentata sia per il grosso onere organizzativo che comporta, sia per le dure e volubili condizioni meteo in alta quota, si divide in tre periodi separati da lunghe interruzioni.

Dal 1933 al 1938 si disputarono le prime sei edizioni consecutive che collaudarono il tracciato arditamente alpinistico per l’epoca. Allora si partiva dal Colle del Teodulo (m 3300) per raggiungere il traguardo all’Alpe Gabiet (m 2400), passando attraverso la vetta del Castore e il Passo del Naso. Dopo l’iniziale successo di guide di Valtournenche e di minatori di La Thuile, dal 1935 la gara fu regolarmente dominata dalle squadre della Scuola Militare Alpina di Aosta. Dotati di leggeri sci da fondo e scientificamente allenati, gli alpini vincitori del Mezzalama strapparono la medaglia d’oro ai favoriti scandinavi nell’analoga gara di pattuglia alle Olimpiadi di Garmisch del 1936. Dalla vigilia della seconda guerra mondiale la gara scompare.

Dopo un trentennio di interruzione il leggendario, indimenticabile Mezzalama rinasce per iniziativa del gressonaro Romano Cugnetto.Dal 1971 al 1978 si disputano quattro edizioni, in cui si ricalca lo stesso percorso anni Trenta. Vincono sempre le squadre militari, alpini e forestali. L’edizione del 1975 vale come 1° Campionato del mondo di scialpinismo. Nel 1981 il maltempo manda a monte ogni tentativo di far partire una nuova edizione, finché gli organizzatori sono costretti ad arrendersi.

Con la diffusione sportiva dello scialpinismo, è risorto anche il Mezzalama grazie a una fondazione sostenuta dalla Regione Autonoma Valle d’Aosta che organizza la gara ogni due anni. A dispetto dei capricci meteo e dei grossi oneri organizzativi, grazie all’imponente staff di guide, maestri di sci, militari e volontari diretti dalla guida di Champoluc Adriano Favre, la gara moderna si è regolarmente disputata dal 1997 negli anni dispari per sei edizioni. Del Mezzalama storico rimangono le squadre di tre elementi in cordata, ma il percorso si è molto allungato in testa e in coda: la partenza è posta al fondo delle piste di Cervinia (m 2020) e il traguardo a Gressoney-la Trinité (m 1637). Dal 2001 il regolamento ha vietato gli sci da fondo, prediletti dalle squadre militari, imponendo a tutti gli sci larghi adottati nelle gare internazionali di scialpinismo.



Lhotse: numero 11 per Pauner e numero 25 per Oiarzabal

MADRID, Spagna — Sono entrambi diretti al Lhotse, 8.516 metri, due degli alpinisti spagnoli più celebri del settore. Si tratta del veterano Juanito Oiarzabal, 55 anni, che sta tentando di “doppiare” i 14 ottomila conquistati ormai anni fa senza ossigeno, e di Carlos Pauner, 47 anni, che dopo alcune spedizioni sfortunate torna a puntare alla collezione delle cime più alte della Terra, cercando stavolta l’11esimo ottomila.

Per Juanito Oiarzabal si tratterebbe della 25esima cima oltre gli ottomila metri. Un numero impressionante per i “mortali” dell’alpinismo, ma che a lui non sembra ancora sufficiente per fermarsi. Vorrebbe diventare il primo alpinista al mondo a salire due volte tutti gli ottomila della Terra. Ne ha ha già doppiati otto, contando anche l’Annapurna della primavera 2010, dove in discesa perse il compagno Tolo Calafat e venne recuperato in elicottero.

Carlos Pauner, invece, tenta il Lhotse per la terza volta, insieme al compagno di cordata e cameraman Javier Perez. Tre anni fa aveva fatto dietrofront ad oltre ottomila metri, perchè non si stentiva bene: un malessere che poi si è rivelato un edema cerebrale. “Guardo al Lhotse con rispetto e con l’esperienza del 2008 – ha detto Pauner – dove rinunciare mi ha salvato la vita. E’ una montagna molto alta e molto fredda, con una seraccata pericolosa tra campo base e campo 1. Ed è molto affollata, visto che condivide la via con l’Everest fino ad ottomila metri”.

Oiarzabal e Pauner si trovano già in Nepal. Dopo una settimana di preparativi a Kathmandu, sono volati a Lukla per iniziare il trekking verso il campo base, che condivideranno anche con Carlos Soria.


Salewa Rockshow 2011


La notizia risuona già all’interno delle comunità locali di climber e tra gli appassionati dell’arrampicata: dal primo al 26 giugno 2011 avrà luogo la terza edizione del SALEWA RockShow.
Un tour itinerante che toccherà l’Italia e altri sette Paesi europei grazie al quale giovani climber avranno l’opportunità di trascorrere un’intera giornata su roccia in compagnia degli atleti del team internazionale alpineXtrem di SALEWA. Gli arrampicatori che desiderano qualificarsi per le tappe italiane del SALEWA RockShow potranno partecipare agli eventi di qualifica, i cosiddetti RockCalling, previsti da metà aprile a fine maggio.
Il vincitore di RockShow potrà assistere ai Campionati Mondiali di Arrampicata di Arco di Trento nel mese di luglio, grazie ad un esclusivo biglietto.

Nel frattempo crescono ogni mese nelle palestre di roccia i principianti che si affiancano ai professionisti sospesi nel vuoto: questo ci sorprendono con imprese di assoluta difficoltà che nessuno, soltanto una decina di anni fa, avrebbe ritenuto possibili.

Il movimento “verticale” è da sempre radicato nel DNA di SALEWA, l’azienda con sede a Bolzano multispecialista negli sport alpini, che ha dato vita, due anni fa, al RockShow, l’evento transnazionale dell’arrampicata. L’obiettivo è quello di attirare nel proprio mondo i climber di tutta Europa, un pianeta fatto di entusiasmo, di sfide e di scambio reciproco, una community che offre l’opportunità di entrare a far parte, per un’intera giornata, di un gruppo formato dai migliori arrampicatori professionisti.

Nel 2011 il SALEWA RockShow farà tappa in prestigiose location di arrampicata in Germania, Francia, Italia, Austria, Polonia, Russia, Repubblica Ceca e Svizzera, mentre la qualificazione per le manifestazioni nazionali avverrà in occasione di eventi appositamente organizzati, i cosiddetti RockCalling, che in Italia si terranno da metà aprile a fine maggio. In altre parole ogni nazione organizzerà delle competizioni locali da cui usciranno i nomi di alcuni sfidanti.
La parte italiana dei RockCalling prevede i seguenti appuntamenti:


* 16 Aprile – Verres (AO) – palestra di arrampicata boulder “topo pazzo climbing house”
* 30 Aprile – Roma – palestra Vertigo 2000
* 11 Maggio – Campo Tures (BZ) – palestra boulder dell’AVS
* 13 Maggio – Bolzano - SALEWA climbing hall


Ogni tappa sarà seguita da una serata di divertimento animata da musica dal vivo e uno sfizioso spuntino per tutti gli intervenuti.
Chi desidera partecipare può iscriversi sul sito www.salewa.com/rockshow

Chi riuscirà a primeggiare durante i quattro RockCalling potrà partecipare ad una tappa italiana del SALEWA RockShow al fianco degli atleti del SALEWA alpineXtrem team tra cui gli altoatesini Florian Riegler, Angelika Rainer, la due volte campionessa del mondo di arrampicata su ghiaccio, e Simon Gietl che insieme allo svizzero Roger Schäli ha scalato la parete nord dell’Eiger stabilendo un nuovo record di squadra nellospeed climbing. Saranno con loro anche il tedescoMichi Wohlleben e la svizzera Barbara Büschel, giovani talenti che affrontano già vie di estrema difficoltà in attesa di conquistare la propria cima.
In occasione di ogni tappa del tour verrà incoronato il “Climber of the Day” che, premiato con un buono acquisto SALEWA di 300 Euro, si contenderà, insieme ai vincitori delle altre tappe, il titolo di “Climber of the Tour”.
La grande finale del RockShow si terrà in occasione della fiera OUTDOOR di Friedrichshafen in Germania, la più grande fiera europea del settore outdoor in programma dal 14 al 17 luglio 2011. Il “Climber of the Tour” riceverà in premio un Ticket VIP per il Rockmaster di Arco, che il prossimo luglio ospiterà i Campionati Mondiali di Arrampicata, e un esclusivo servizio fotografico con gli atleti SALEWA.

Gli organizzatori del SALEWA RockShow sono al lavoro per sviluppare le partnership locali con rivenditori specializzati e con i gestori delle palestre di roccia, al fine di promuovere gli eventi nelle comunità locali dei climber.
Un microsito creato appositamente per il RockShow mette a disposizione ulteriori immagini e video relativi alle passate edizioni da cui trarre ispirazione, e tutte le informazioni relative ai calling 2011 mentre tramite la pagina Facebook dedicata ai fan i partecipanti e gli appassionati potranno comunicare direttamente tra loro e caricare immagini.


sperimentazione della tecnica di messa in sicurezza - nodo "Su-Cai" su grado alpinistico "HJ"

giornata dedita all'esplorazione itinerante per il futuro raggiungimento della vetta del monte Chaberton




photo story




fresh funny avalanche


simpaticissima 2° valanga scesa sul percorso fatto all'andata


traversata della cresta Lyskamm E & W


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Dai Koyamada su "The Story of Two Worlds" - Cresciano



"Invisible Man Project": il nuovo progetto di Daniel Woods a Hueco Tanks


GLI SPETTACOLARI - Snowpatch Spire 3084 mt.



Con la sua prima salita nel 1940, Snowpatch Spire è stato l'ultimo degli Spires Bugaboo da scalare. Si trova a sud-ovest della capanna Conrad Kain, attraverso il ghiacciaio del Crescent.
Canada.